Vincenzo Scalia è professore associato in Sociologia della devianza presso l’Università degli Studi di Firenze. Si occupa prevalentemente di carceri, criminalità organizzata, abusi di polizia. Ha insegnato e svolto ricerca in Messico, Argentina ed Inghilterra. I suoi lavori sono pubblicati in italiano, inglese, spagnolo e turco.

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Le radici dell’insicurezza tra stragi impunite e microcriminalità enfatizzata

L’Italia ha attraversato una lunga stagione di stragi, per lo più impunite. La loro storia è, anche, una storia di ostacoli, coperture e complicità istituzionali. Sta qui la ragione di fondo della sfiducia nelle istituzioni e dell’insicurezza diffusa. Ma l’establishment e i suoi cantori hanno trovato un diversivo: la colpa di tutto è la microcriminalità..

Chico, i maranza e il populismo mediatico

L’attenzione dei media alle vicende giudiziarie è, insieme, crescente (fino a trasmissioni televisive dedicate) e a corrente alterna, a seconda del clamore dei fatti e dello status sociale di vittime e protagonisti. Così la stampa e i mezzi di comunicazione di massa, anziché strumenti di controllo del potere, diventano armamentario di disinformazione e propaganda volte a riprodurre paure, pregiudizi e divisioni sociali.

Le zone rosse, ovvero come ridisegnare le città

Dalla fine del secolo scorso è in atto nelle società occidentali un processo di ridefinizione degli spazi urbani. Le zone centrali diventano luoghi di consumo, di turismo, di facciata e non tollerano la presenza di gruppi sociali e individui considerati antiestetici, disfunzionali, pericolosi e, per questo, da espellere. Nel nostro Paese le zone rosse sono l’ultima tappa di questa politica.

Dall’hard al soft: strategia della tensione 2.0

Le proteste contro la guerra fanno tremare le classi dirigenti dell’Occidente. Da qui una versione aggiornata della strategia della tensione: i media producono e diffondono, a partire alle manifestazioni pro-Palestina, un senso di panico, dipingendo i dimostranti, seppur senza fondamento, come intolleranti, violenti, potenziali terroristi. E la criminalizzazione del dissenso favorisce l’irrigidimento autoritario del sistema.

Il Governo, i media e le nuove “classi pericolose”

Il sovrano, inseguito dalla politica, è, oggi, quello mediatico. Sono i media a tracciare la strada della paura. Il Governo poi la percorre con provvedimenti che inseguono il panico e riducono l’Italia a un mosaico di ghetti, lazzaretti e prigioni. Creando di continuo nuove classi pericolose: prima i frequentatori di rave e le baby gang, poi, da ultimo, le donne rom e gli occupanti abusivi di alloggi.