Gianni Tognoni, medico, esperto di epidemiologia clinica e comunitaria, è stato direttore del Consorzio Negri Sud. E' Segretario Generale del Tribunale Permanente dei Popoli.
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La tragedia che si sta sviluppando in Afghanistan è un promemoria per tutti. Se la guerra rimarrà la normalità per garantire gli interessi dell’Occidente, il futuro ci riserverà un mix di narrazioni bugiarde e di poco credibili esercizi di aiuti umanitari. E i popoli, le vite individuali e collettive resteranno variabili dipendenti dalle bugie interessate degli Stati.
Eventi all’apparenza diversi ed eterogenei come i bombardamenti di Gaza, l’andamento delle trattative sulla accessibilità ai vaccini e il rapporto tra l’Europa e i migranti pongono drammaticamente lo stesso problema: il venir meno dei diritti umani e dei popoli come riferimenti fondamentali per la comunità internazionale.
Il problema centrale non è la pandemia ma la sua gestione. Quel che si deve fare a livello planetario è chiaro, ma vi ostano interessi nazionalistici e delle case farmaceutiche che suggeriscono chiacchiere inutili e fuorvianti, fonte di una fitta nebbia conoscitiva. Così il Covid-19 si trasforma da questione sanitaria in test di democrazia.
La vicenda AstraZeneca è illuminante. Un problema medico, serio ma limitato in termini numerici, si è trasformato in un giallo che sembra coinvolgere il destino della pandemia. Un giallo che nasconde incapacità e interessi che impediscono di fare della pandemia il laboratorio di un futuro di solidarietà e di diritti.
La pandemia e i relativi interventi di contrasto sono un test, una scuola, una verifica, una sfida epocale per la politica e per la società. Ma come procedere? Occorrono trasparenza, integrazione europea, consapevolezza della dimensione globale della partita, confronto aperto e intelligente senza deleghe impossibili a big-data e algoritmi.
«Tutti hanno diritto alla protezione da Covid-19». È lo slogan di un appello europeo teso a garantire l’accesso gratuito e universale al vaccino. Iniziativa importante e opportuna che deve servire come richiamo alla necessità di una mobilitazione per il riconoscimento del diritto di tutti e tutte a usufruire dei beni comuni.
I ritardi di Pfizer nella consegna dei vaccini mettono a nudo le politiche di soggezione dell’interesse pubblico ai profitti del mercato. In parallelo emerge l’ambiguità a cui è condannata la scienza se non assume, come criterio di legittimità, la produzione di conoscenze che siano strumento di uguaglianza e di diritti.
Nello stesso giorno dell’assalto a Capitol Hill, il Governo di Israele ha comunicato che la vaccinazione contro il Covid non è disponibile per i Palestinesi dei territori occupati. Due eventi assai diversi che, peraltro, rimandano entrambi a situazioni di apartheid di soggetti e popoli esclusi dal godimento di diritti fondamentali.
I fondi europei sono stati sbloccati! Poco importa se a costo dell’accantonamento della questione del rispetto dei diritti umani in Polonia e Ungheria. Non è un’eccezione ma la regola nei rapporti interni e internazionali. Il diritto è sospeso, in ginocchio di fronte all’economia. Fino a quando?
L’organizzazione delle vaccinazioni contro il Covid-19 sarà un test della capacità del nostro sistema sanitario di sperimentare strategie di rinnovamento. E dovrà essere accompagnata da una informazione trasparente, comprensibile, completa su motivazioni, contenuti, certezze, incertezze, risultati, tipologia delle difficoltà e dei ritardi.