Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)
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Dal palco del concerto del primo maggio un giovane rapper milionario dice, in difesa dei diritti civili, cose ovvie per la stragrande maggioranza delle ragazze e dei ragazzi occidentali, ma non per la nostra politica. Ed è subito censura e scandalo. Mentre la grande assente è la sinistra: timida sui diritti civili, latitante su quelli sociali.
Nonostante gli annunci, a Venezia le Grandi Navi non si fermano. In attesa di realizzare, tempo 30 anni, un terminal in mare, la soluzione “provvisoria” prevede nuovi approdi a Marghera con successivo passaggio attraverso il Canale dei Petroli: con una spesa di 62 milioni di euro e morte della Laguna assicurata.
La scuola italiana sta per subire l’ultimo affronto. Il neoministro Bianchi, rispolverando l’armamentario della “Buona scuola” di Renzi, introduce, come elemento di valutazione e di successivo accompagnamento degli studenti, un curriculum sulle attività extrascolastiche svolte. Ovviamente da chi se le può permettere.
Forse la convivenza con Salvini nel governo delle banche e delle mimetiche crea qualche disagio in settori del Pd e del M5S. Se è così e si vogliono porre le basi per un’alternativa, c’è una strada: un accordo per una legge elettorale proporzionale, che consenta di portare in Parlamento gli interessi di tutti e di restituire senso alla democrazia.
La conferenza stampa dell’8 aprile del presidente del Consiglio è stata imbarazzante. In un mix di cinismo e di moralismo da salotto Draghi, anziché assumersi le necessarie responsabilità, ha inanellato pericolose banalità sia sui vaccini che sulla politica estera. Unica affermazione perentoria: da luglio si potrà licenziare!
È di nuovo Pasqua. Gli umani si salvano insieme, risorgono insieme: o non si salvano, e non risorgono. La Pasqua è la speranza che questo accada. La resurrezione è «la speranza che, nonostante tutta questa ingiustizia che caratterizza il mondo, non possa avvenire che l’ingiustizia possa essere l’ultima parola».
Antonino Caponnetto usava ripetere che la mafia teme la scuola più della giustizia. Se vogliamo che quelle parole siano vere, dobbiamo costruire una scuola e un’università che si ispirino ai principi della Costituzione: l’eguaglianza sostanziale, il pieno sviluppo della persona umana, il primato del pensiero critico.
Il governo Draghi è un pericolo per la nostra democrazia: per le sue implicazioni, per il modo in cui è nato, per la sostanza. Il suo segno lo si trova nel profetico quadro “Eclissi di sole” di George Gorsz di un secolo fa: l’immagine del capitale che ha sostituito ogni altro potere e governa il mondo.
Con la formazione del Governo Draghi l’asse della politica italiana si è ulteriormente spostato a destra. E – cosa del tutto anomala – ciò è accaduto non per effetto di elezioni, ma per una decisione politica del presidente della Repubblica. Che, come tutte le scelte politiche, deve poter essere discussa e anche, se del caso, criticata.
Sulla riforma fiscale Draghi copia, senza citarlo, Francesco Giavazzi, campione dell’ultraliberismo nostrano. Altro che “keynesiano di ritorno”! Il tutto mentre un lucido libro di Francesco Pallante (“Elogio delle tasse”) ci ricorda che i padri del fisco progressivo sono stati dei seri liberali.