Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)
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La recrudescenza del virus impone di correre ai ripari. Ma l’impressione è che si stia imboccando la strada della caccia alle streghe, della ricerca del nemico, limitando pesantemente il diritto di manifestare. Come se la democrazia, in tempi di emergenza, fosse un intralcio e non la risorsa più importante.
“Nel programma di mandato mi sono impegnato a dedicare 12 aule ai 12 professori che non giurarono fedeltà al fascismo, nel 1931: ho capito a mie spese quanto quell’idea fosse attuale. Se guardiamo a quella generazione, la resistenza che ci è richiesta è ben poca cosa: non farla sarebbe una vergogna imperdonabile”.
Secondo il ministro il rispetto della distanza di sicurezza a scuola è necessario “salvo che le condizioni degli edifici non lo consentano”. È come dire che bisogna lavarsi le mani salvo che il bagno sia occupato, che bisogna indossare la mascherina salvo che il naso sia troppo lungo, che si deve stare a casa salvo che si debba uscire. Della serie incredibile ma vero.
Il linciaggio politico-mediatico di chi esprime critiche sul green pass o sull’obbligo vaccinale e indica altre strade per perseguire una copertura vaccinale diffusa rende sempre più difficile un dibattito serio e ha l’unico effetto di coprire la fuga del Governo Draghi dalle proprie responsabilità e di occultarne ritardi e inadempienze.
La proposta del sottosegretario Durigon di intitolare ad Arnaldo Mussolini il parco di Latina e la nomina di Andrea De Pasquale (vate di Pino Rauti) alla guida dell’Archivio Centrale dello Stato sono gli ultimi segnali della fascistizzazione dello Stato. È tempo di reagire con la mobilitazione politica e con scelte coerenti.
In un Paese normale la viceministra alle Infrastrutture metterebbe alla porta chiunque proponesse di costruire un Ponte sullo Stretto di Messina, utile solo a mafiosi, sviluppisti d’antan e politici a fine corsa. Nel nostro, invece, la viceministra chiede le dimissioni dall’Università di chi si permette di dirlo. È l’ennesimo esempio di mondo all’incontrario.
L’imbarazzante disfida quotidiana tra due opposte tifoserie impedisce un approfondimento sereno su un punto fondamentale. Doveroso e sacrosanto nei confronti di adulti e fragili, siamo certi che il vaccino sia altrettanto opportuno per ragazzi e adolescenti? Nel loro interesse, intendo, e non per evitare un rischio a noi adulti.
Per ricordare i 20 anni da Genova usiamo la fantasia e la creatività. Ci sono nelle nostre città decine di vie intitolate al frate fascista Reginaldo Giuliani. Troviamole, censiamole e dedichiamole a Carlo Giuliani: con soluzioni grafiche, installazioni artistiche, cerimonie pubbliche. Sarà l’occasione per schierarci, per dire quale Italia vogliamo.
La cosa è sempre più evidente: Mario Draghi è l’espressione più autorevole del pensiero che ha condotto il mondo sull’orlo del baratro ambientale, sociale e politico. Lo si può, ovviamente, sostenere, ma non si può far passare la sua politica come l’ordine naturale delle cose.
Una biblioteca comunale manda in discarica libri su fascismo e persecuzioni razziali. Negli stessi giorni una libraia dichiara che non venderà l’ultima “fatica letteraria” di Giorgia Meloni. Sul primo fatto cala il silenzio, mentre per il secondo il mondo politico grida allo scandalo. È il mondo all’incontrario.