Francesca Marcellan vive a Padova, lavora presso il Ministero della Cultura e scrive di arte, soprattutto nei suoi aspetti iconologici. Sulla scorta di Morando Morandini, va al cinema "per essere invasa dai film, non per evadere grazie ai film". E quando queste invasioni sono particolarmente proficue, le condivide scrivendone.
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I professori universitari che rifiutarono di prestare il giuramento al fascismo furono un’infima minoranza: non 12 peraltro, come abitualmente si dice, ma 13. Ad essere dimenticato è Giuseppe Antonio Borgese, professore di Estetica alla Statale di Milano. L’omissione è probabilmente dovuta alla peculiarità della sua vicenda, che è, peraltro, opportuno ricordare.
Il finale di questo ultimo film di Bellocchio è il suo riassunto simbolico, con l’incontro solo sfiorato tra il regista ottantenne e il per sempre giovane Camillo, sul ponte Gobbo di Bobbio. Film come ponte, in un certo senso l’opposto della cecità.
Nell’efficientissimo Veneto bastano 5 mesi, che diventano 16 in caso di impossibilità nel giorno fissato, per ottenere una visita pneumologica… È l’emergenza, bellezza. Ma forse l’emergenza ha ragione a dettare quei tempi ché, se ci fossero abbastanza medici e strumenti per farvi fronte, rischierebbe pure di estinguersi.
Rifkin’s festival, l’ultima opera di Woody Allen, è un film sulla vecchiaia e la morte, condite con molto ciarpame. Non stupisce che l’ottantacinquenne regista, per dirci le amare consapevolezze portate dall’età, sia stato costretto a imbastire un’amena favoletta fuori tempo massimo.
A 23 anni Bernardo Bertolucci già girava la sua opera seconda, “Prima della rivoluzione”, «il mio primo film autobiografico, quello in cui uno mette tutto sé stesso». Disprezzato dalla critica italiana, vinse invece due premi a Cannes ed ebbe l’apprezzamento della stampa straniera per questo film in cui sta forse il suo profilo più autentico.
Su Raiplay si trovano disponibili 11 titoli del regista francese in versione integrale e restaurata, sotto il titolo “Effetto Truffaut”. È un’ottima occasione per accostarsi per la prima volta al regista francese che è entrato di diritto nell’olimpo dei classici. O per riscoprirlo in alcuni suoi film meno noti.
In quest’anno il nostro benessere fisico è certamente peggiorato, se non altro per la maggior sedentarietà. Ma ancor più negativo, e trascurato, è stato l’impatto della pandemia sulla psiche, specialmente per chi già viveva una situazione di sofferenza. Eppure quel che occorre tutelare è la “buona vita” e non solo la sopravvivenza.
Il marketing domina i musei. Anche la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza gioca sull’immagine e punta tutto sul Ritratto di signora di Gustav Klimt, definito sul sito del museo “il Klimt”. Non importa se ciò oscura e tradisce la ricchezza di un museo singolarissimo. Ciò che conta è il richiamo, l’esca, non la cultura.
La scuola riapre. Ma come? Per garantire lezioni in presenza a tutti c’era una sola soluzione: recuperare spazi adeguati e incrementare il numero dei docenti. Così non è stato, se non in parte. Il risultato è che, almeno nelle scuole di II grado, insegnamento in presenza e didattica a distanza si combineranno in modo del tutto casuale.
Un film avvincente. Un bilancio dell’eredità ricevuta dalla generazione del ’68, di cui restano – ahimè – solo “libertà e perline colorate”. Un grande vuoto. Non resta nulla della rivoluzione. L’eredità dei padri è stata tradita. Ma da qui nasce una nuova voglia di ribellarsi, prima di tutto alzando la testa e guardando il mondo dritto in faccia.