Giovanna Lo Presti, ricercatrice, si occupa di Letteratura italiana e del rapporto tra sistema scolastico e società.
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In un sistema dell’informazione teso alla costruzione unidirezionale dell’opinione pubblica le reti televisive di Stato hanno un ruolo di primo piano. Impressionante in questo senso è stata una recente trasmissione di Bruno Vespa che ha aggiunto alla consueta propaganda bellica il superamento dell’ultima frontiera, legittimando persino l’uso di armi nucleari, purché “tattiche”.
Retribuzione oraria tra 7 e 8 euro (da cui detrarre contributi e tasse), orario da contrattare singolarmente, obbligo di provvedere in proprio ad assicurazione per infortuni e responsabilità civile verso terzi, durata massima di un anno. Questa la proposta lavorativa contenuta in un bando dell’Università di Torino. Quando si dice lavoro precario e senza diritti.
L’ultimo (si spera) regalo per la scuola del Governo Draghi è il “docente esperto”. Cosa farà questo nuovo severo docente non è dato conoscere. Per ora sappiamo solo che sarà uno ogni cento colleghi, che dovrà aver superato tre percorsi formativi non sovrapponibili e che vedrà la luce nel 2032. Si, proprio così, nel 2032. C’era proprio bisogno che fosse varato da un governo in carica solo per gli affari correnti?
È tempo di esami. E di giudizi, redatti con indicatori che vorrebbero essere oggettivi, ma sono in realtà aridi e impersonali. E un quotidiano pubblica un tema di Gramsci su Leopardi, del 1911, con il giudizio del suo professore: «Il lavoro è meditato e sentito, pregevole di pensiero e di forma. Il tema è bene inteso, e bene svolto. [Voto] 7-8/10». Tutto in una sola riga. Pensiamoci…
Il 5 aprile il Senato ha approvato, con 189 voti a favore, un astenuto e nessun contrario, la legge istitutiva della “Giornata della memoria e del sacrificio degli alpini”. Peccato che, a simbolo della giornata, sia stata elevata la battaglia di Nikolajewka del 26 gennaio 1943 in cui gli alpini vennero mandati dai nazifascisti a farsi macellare e a macellare in terra russa.
Esiste una discriminazione di genere che non esclude ma che, anzi, seleziona le donne come soggetti ideali per far slittare verso il lavoro di cura un intero settore, quello dell’istruzione, che, soltanto a parole, è vitale per il Paese. Se il mestiere dell’insegnante fosse attrattivo, non ci sarebbe alcuna ragione per una così schiacciante preponderanza femminile.
Il governatore della Banca d’Italia Visco e il presidente di Confindustria Bonomi si muovono in sintonia: la redistribuzione della ricchezza è lo scoglio più insidioso, la ricetta per uscire dalla crisi pandemica è sempre solo l’incremento della produzione, se i lavoratori vogliono qualche briciola si adattino ad accettare il “riformismo competitivo”. E il sindacato?
Due noti giornalisti (Gramellini e Severgnini), discettando in Tv sulla multa prevista per chi rifiuta il vaccino, mostrano di considerare 100 euro un’inezia (poco più che una consumazione al bar). Intanto si discute dei prossimi aumenti per gli insegnanti e si parla di 50 euro netti mensili. Forse i due giornalisti non sarebbero così tranchant se guadagnassero millecinquecento euro al mese.
La Nota 1927 del 17-12-2021 firmata dal Capo Dipartimento del MIUR – nota utilissima, eppure insolita – contiene un anomalo terzo paragrafo intitolato “La realtà che irrompe” con inedite citazioni letterarie e l’allusione alla desiderata metamorfosi “da dirigente a leader”.
L’ultima trovata per la scuola è il “Piano estate”. Operazione di marketing comprensiva di progetti, inno all’autonomia scolastica, apertura al privato, soft skill, didattica per competenze e pensiero computazionale. Un minestrone mal assortito in cui si intrecciano il modello dell’oratorio e quello dell’avviamento al lavoro.