Livio Pepino, già magistrato e presidente di Magistratura democratica, è attualmente presidente di Volere la Luna e del Controsservatorio Valsusa. E', inoltre, portavoce del Coordinamento antifascista torinese. Da tempo studia e cerca di sperimentare, pratiche di democrazia dal basso e in difesa dell’ambiente e della società dai guasti delle grandi opere. Ha scritto, tra l’altro, "Forti con i deboli" (Rizzoli, 2012), "Non solo un treno. La democrazia alla prova della Val Susa" (con Marco Revelli, Edizioni Gruppo Abele, 2012), "Prove di paura. Barbari, marginali, ribelli" (Edizioni Gruppo Abele, 2015) e "Il potere e la ribelle. Creonte o Antigone? Un dialogo" (con Nello Rossi, Edizioni Gruppo Abele, 2019).
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Gran parte dei migranti arrivati in Italia dal Mediterraneo non ha alcuna intenzione di fermarsi e cerca di proseguire il viaggio, attraverso la rotta alpina, verso la Francia e i Paesi del Nord. Alcuni restano congelati nella neve ma non si fermano. Un libro, duro e dolente, di Maurizio Pagliassotti descrive questa epopea e i suoi protagonisti.
È passata una settimana dal Friday for Future che ha visto una marea di ragazze e ragazzi riempire le piazze e le strade del mondo per contrastare riscaldamento globale e cambiamenti climatici. Che fare ora? Come passare dalla prospettiva generale alla definizione, qui e ora, di obiettivi intermedi e concreti? Il primo passo è l’apertura di un dialogo e di un’interlocuzione, rispettosi e non strumentali, con il movimento.
I sistemi elettorali non sono neutri ma rimandano a diverse concezioni della democrazia. Il proporzionale investe sulla rappresentanza e sulla partecipazione mentre il maggioritario spoliticizza la società e rompe la coesione sociale. Certo, se manca la politica anche il proporzionale non funziona, ma la colpa non è dello strumento…
Finalmente Domenico Lucano ha potuto fare rientro a Riace. Dopo 11 mesi di incubo la misura cautelare nei suoi confronti è stata revocata. La cosa è accaduta lo stesso giorno in cui Matteo Salvini ha lasciato il Viminale. È una coincidenza significativa. O forse un segnale…
Un nuovo Governo si farà. Non sarà – almeno per chi vorrebbe un’uscita in avanti dalla crisi economica, sociale ed etica in atto – un buon Governo. Ma, nella situazione data, può essere il male minore. Purché si realizzino alcune condizioni minime, senza le quali sarebbe meglio un esecutivo a termine di pura decantazione.
La crisi è finalmente aperta anche in modo formale e, mentre si compie il rito delle consultazioni, tutti parlano di una nuova maggioranza possibile senza indicare i contenuti dell’azione di governo. Eppure quello è il punto ché, senza un progetto alternativo a quello dell’esecutivo gialloverde, è meglio andare al voto.
Secondo la vulgata mainstream, la Nuova linea ferroviaria Torino-Lyon è, per quanto riguarda la decisione, “cosa fatta”. Non è così. La partita resta aperta anche dopo il via libera ai primi bandi del presidente del Consiglio sfiduciato. Ci saranno altri passaggi tutt’altro che scontati: l’importante è arrivarci preparati.
Salvini chiede a gran voce elezioni politiche immediate e, incredibilmente, gli fa eco Zingaretti. Non è, in una democrazia parlamentare, la prima opzione. Ci si arriverà, probabilmente. Ma solo dopo aver tentato altre soluzioni: che sono possibili, anche se legate a una lungimiranza politica di cui si vedono pochi segnali.
Il decreto sicurezza bis è legge. A farne le spese è il quadro democratico del Paese segnato da un marcato “razzismo di Stato”, dalla costruzione dei migranti come capro espiatorio su cui indirizzare la rabbia sociale e dalla stretta repressiva verso il dissenso e la protesta radicale.
Secondo il presidente del Consiglio il TAV si farà. Non è il primo Governo a sostenerlo e il movimento No TAV si incaricherà di smentirlo. Ma, intanto, la vicenda mostra che il governo reale del Paese continua a essere nelle mani di un establishment trasversale e che il Movimento 5Stelle è alla frutta (e oltre).