Livio Pepino, già magistrato e presidente di Magistratura democratica, è attualmente presidente di Volere la Luna e del Controsservatorio Valsusa. E', inoltre, portavoce del Coordinamento antifascista torinese. Da tempo studia e cerca di sperimentare, pratiche di democrazia dal basso e in difesa dell’ambiente e della società dai guasti delle grandi opere. Ha scritto, tra l’altro, "Forti con i deboli" (Rizzoli, 2012), "Non solo un treno. La democrazia alla prova della Val Susa" (con Marco Revelli, Edizioni Gruppo Abele, 2012), "Prove di paura. Barbari, marginali, ribelli" (Edizioni Gruppo Abele, 2015) e "Il potere e la ribelle. Creonte o Antigone? Un dialogo" (con Nello Rossi, Edizioni Gruppo Abele, 2019).
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La crisi imporrà lacrime e sangue. Ma a chi? Il Governo, invece di lavorare a un diverso modello di sviluppo, si affida a una task force di manager ed economisti rappresentativa degli interessi forti e respinge persino la proposta di un contributo di solidarietà sui redditi più elevati. Facile prevedere l’esito: ancora e sempre, guai ai poveri!
Da ieri, dopo tre lunghi mesi, Nicoletta è uscita dal carcere. È in detenzione domiciliare e con molti vincoli ma è a casa. C’è voluta l’epidemia per raggiungere questo risultato! Ora sono necessari – lo chiede per prima Nicoletta – provvedimenti per assicurare la scarcerazione di un più ampio numero di detenuti. Subito!
Nella ricostruzione che verrà dopo il coronavirus gli effetti collaterali dell’epidemia condizioneranno il nuovo assetto politico e istituzionale. Occorre, per questo, mantenere alti lo spirito critico e la guardia su quanto ci accade intorno. È una doverosa prudenza.
La paura per i rischi di contagio da Coronavirus e la rabbia per la limitazione dei colloqui stanno facendo esplodere un sistema carcerario sovraffollato e insicuro. Occorre, a tutela di tutti, un intervento immediato di rinvio dell’esecuzione della pena per i reati minori. E poi occorre ridare cittadinanza a indulto e amnistia.
Anche la Corte di cassazione ha deciso: sfidando i divieti e forzando il blocco navale per attraccare nel porto di Lampedusa la nave Sea Watch e la sua comandante hanno agito nell’adempimento del dovere di portare in salvo i naufraghi raccolti in mare. Per questo Carola Rackete non è punibile.
A Torino la crisi si vede a occhio nudo: aumentano i clochard per le strade, molti negozi chiudono, crescono gli accessi alla Caritas e ai servizi sociali. Ma le istituzioni locali preferiscono accendere le luci del centro e ostacolano le iniziative spontanee di aiuto e di sostegno. E le cose non cambiano con il succedersi delle giunte.
Il confronto sull’opportunità di una campagna per la grazia a Nicoletta Dosio è aperto. Nessuno chiede un atto di clemenza individuale che contraddirebbe la scelta di Nicoletta. Ma il tema è un altro: può, la grazia, essere un gesto politico, un elemento di discontinuità, un segnale di mutato atteggiamento istituzionale?
Nicoletta Dosio ha scelto di andare in carcere piuttosto di chiedere misure alternative. Il suo è un gesto politico che richiede un seguito coerente. C’è una possibilità: la grazia, non come provvedimento di clemenza ma come atto di giustizia e di discontinuità. Chiederla spetta a noi, anche per cercare di aprire una nuova stagione politica.
L’intervento giudiziario è multiforme: a volte tutela e promuove i diritti dei più deboli, altre volte protegge gli interessi sociali consolidati reprimendo ogni forma di dissenso. Non saranno i magistrati a risolvere i problemi del Paese. Meglio non coltivare illusioni.
Probabilmente non sarà il conflitto sulla prescrizione a scrivere il certificato di morte del governo giallo rosa, tuttavia la gestione della vicenda, e più in generale di quella degli interventi in tema di giustizia, la dice lunga sullo stato confusionale di chi ci governa e sulla mancanza di qualsiasi razionalità nella discussione in atto.