Domenico Gallo, magistrato è stato presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013), "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019) e "Il mondo che verrà" (edizioni Delta tre, 2022).
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Il Governo sogna di emarginare i magistrati scomodi. I provvedimenti su giudici e pubblici ministeri sono di competenza del Csm ma quest’ultimo, sentendo l’aria che tira, sembra voler anticipare il Governo. È quanto accaduto con la mancata conferma nell’incarico semiderittivo di un magistrato reo di essere amico di Mimmo Lucano.
Dopo 500 giorni la guerra in Ucraina ha perso tutti i suoi obiettivi: si sono rivelati irrealizzabili sia gli obiettivi di Putin (sottomettere l’Ucraina), sia quelli del Governo ucraino (recuperare i territori persi nel 2014), sia quelli dell’Alleanza occidentale (infliggere una sonora sconfitta alla Russia). La guerra è diventata un massacro che si autoalimenta. Ora basta! Torniamo a gridare: «Mettete dei fiori nei vostri cannoni!».
A fine marzo 2022 la pace, in Ucraina, era a un passo. Le trattative di Istanbul avevano portato a un accordo per il ritiro delle truppe russe dalla regione di Kiev, la fine dei combattimenti e la neutralità dell’Ucraina. L’accordo, sottoscritto dai capodelegazione e ora noto, restò allora segreto e venne presto stracciato: a quanto è dato sapere, per l’intervento di Usa e Regno Unito e nel silenzio complice dell’Europa.
Commissione e Parlamento europeo preannunciano un atto legislativo per «sostenere direttamente, con i fondi UE, lo sviluppo dell’industria della difesa, per l’Ucraina e per la nostra sicurezza» con la previsione che, anche in deroga alla legislazione ordinaria, le fabbriche di armi e munizioni possano funzionare giorno e notte, sette giorni su sette, entrando in «modalità economia di guerra». Insomma, più cannoni e meno diritti.
Il 13 maggio, dalla terrazza del Vittoriano a Roma, Zelensky ha ribadito la sua posizione: l’unico obiettivo è vincere. Nessuna trattativa ma solo guerra fino alla vittoria militare e alla riconquista della Crimea. E dunque, ancora e sempre più, armi, che Usa ed Europa continuano a fornire in quantità, incuranti del fatto che l’aggredito si sta gradualmente trasformando (anche) in aggressore.
Il 9 maggio Giorgia Meloni ha convocato le opposizioni per confrontarsi sulle riforme costituzionali. La premier non ha presentato un suo progetto ma ha chiaramente manifestano il proposito di sfasciare l’edificio istituzionale disegnato dalla Costituzione per sostituirlo con un modello di “democrazia illiberale” simile a quelli di Ungheria e Polonia.
La pretesa della NATO, dell’UE e degli altri paesi della Santa alleanza occidentale di fornire un crescendo di aiuti militari all’Ucraina per consentirle di vincere rapidamente la guerra ha come unico sbocco la continuazione di una strage insensata e senza fine. Pretendere di sconfiggere e umiliare una superpotenza dotata di 6.000 testate nucleari è come giocare a scacchi con la morte.
L’andamento dei flussi migratori, legali o “illegali”, dipende da vicende e problemi internazionali epocali ed è indifferente al volto feroce dei governanti o alle beghe della politica italiana. Ma i nuovi fascisti del nostro Paese vivono in una bolla e, invece di attuare politiche razionali di accoglienza, digrignano i denti e cercano di nascondere la loro impotenza evocando complotti tesi a realizzare una sostituzione etnica.
Per porre fine alla guerra in Ucraina c’è un piano della Cina che, a partire dal riconoscimento della sovranità nazionale di tutti i paesi e del diritto internazionale, propone un immediato cessate il fuoco e l’apertura di un negoziato su 12 punti. Ma tutti lo ignorano. In particolare gli Stati Uniti e la Nato che hanno sposato la causa della guerra fino alla vittoria militare dell’Ucraina (che pure non è nelle cose).
La politica e i media occidentali continuano a presentare la sciagurata avventura militare di Putin in Ucraina come la follia di un novello Hitler, deciso a soggiogare l’Europa. Non è così, come dimostra un recente saggio dello storico americano Benjamin Abelow. L’invasione dell’Ucraina, ingiustificabile e criminale come tutte le guerre, è stata la prevedibile risposta a 30 anni di provocazioni USA e NATO.