Domenico Gallo, magistrato è stato presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013), "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019) e "Il mondo che verrà" (edizioni Delta tre, 2022).
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Con l’invasione ucraina del territorio russo nella zona di Kursk si è verificato un salto di qualità nel conflitto tra Federazione russa e Ucraina. L’incursione, priva di rilevanza militare, punta, infatti, a esasperare il conflitto e a indurre la Russia a massimizzare la violenza, provocando così l’ingresso definitivo in guerra della NATO. A fronte di ciò è urgente una mobilitazione delle coscienze per dire no alla guerra, senza se e senza ma.
La narrazione mainstream della guerra in Ucraina come di un episodio della lotta delle “democrazie” contro le “autocrazie” qualche volta inciampa in imbarazzanti smentite. È il caso della soppressione per legge della Chiesa ortodossa di Onufrio (che conta milioni di fedeli) e di una conduzione delle operazioni in territorio russo che propone il rischio di una catastrofe nucleare. Come se tutto fosse permesso a Zelensky.
La guerra è (anche) la spia del tradimento della democrazia. Oltre due secoli fa Kant segnalava che a decidere sulla pace e sulla guerra devono essere i cittadini e non i governanti. Ma così non è stato prima della invasione dell’Ucraina da parte della Russia e così non è oggi. I cittadini sono esclusi da ogni processo decisionale e le nostre classi dirigenti continuano a preferire le armi alla politica.
Il deposito del quesito referendario per l’abrogazione della legge sull’autonomia differenziata mostra, finalmente, un’avversione unitaria al progetto della destra di rompere l’unità della Repubblica. È una scelta necessaria per rimediare ai gravi errori del passato. Ed è un primo passo per una difesa e un rilancio dei valori costituzionali.
Il prossimo G7 in Puglia, apparente incontro di vecchi amici in masseria, punta in realtà a rilanciare la forza e gli armamenti come regola nelle relazioni internazionali. È ben peggio del G8 di Genova 2001 che provocò la ben nota ondata di proteste. Oggi alle contestazioni si sostituisce un finto dialogo, rotto solo da qualche associazione locale. Non sarebbe il caso che le opposizioni e i sindacati battessero un colpo?
Il Procuratore presso la Corte penale internazionale ha chiesto l’arresto dei leader di Hamas, di Netanyahu e del suo Ministro della difesa Gallant per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Le indagini della Corte illuminano quello che era sotto gli occhi di tutti ma che le cancellerie occidentali hanno finto (e ancora fingono) di non vedere. Per non diventare complici dobbiamo esigere almeno il cessate il fuoco immediato.
I massacri a Gaza e sul fronte russo ucraino stanno creando un’assuefazione diffusa. Ma la disumanizzazione nelle relazioni internazionali non si arresta agli eventi estremi del genocidio e della guerra. Su molti altri fronti si sperimentano pratiche disumane, inconcepibili fino a qualche tempo fa. La persecuzione del popolo dei migranti e richiedenti asilo ha superato una soglia che ci fa fare un balzo all’indietro di secoli.
Le stragi di migranti nel Mediterraneo non sono un problema: basta nasconderle. Per questo vengono sequestrate le navi delle Ong impegnate nel soccorso. È successo, da ultimo, alla Mare Jonio, sottoposta a fermo amministrativo all’arrivo a Pozzallo dopo un intervento in mare contrastato con le armi dalla Guardia costiera libica.
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite chiede, finalmente, un immediato cessate il fuoco a Gaza per la durata del mese di Ramadan, nella prospettiva di una sua fine duratura. Israele disattende la richiesta, come ha sempre fatto in questi anni, in palese violazione del diritto internazionale. Ma l’Europa e l’Occidente non battono ciglio e, anzi, continuano a fornire armi al Governo di Netanyahu.
Due anni di guerra catastrofica e il fallimento in un mare di sangue della controffensiva ucraina non hanno insegnato nulla. In Europa si è formato un partito unico della guerra, in cui confluiscono tutte le forze politiche di centrodestra e di centrosinistra, con i verdi e i socialisti a contendere la prima fila ai popolari e ai conservatori. E il papa, che predica nel deserto, è accusato di collusione con il nemico.