Domenico Gallo, magistrato è stato presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013), "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019) e "Il mondo che verrà" (edizioni Delta tre, 2022).
Contenuti:
La NATO ha settant’anni. Nell’onda delle celebrazioni, molti (quasi tutti) dimenticano i condizionamenti che essa ha imposto alla nostra politica estera. Anche in modo occulto. In particolare ciò è accaduto nel 1998 in occasione dell’intervento militare in Kosovo. Interessante ripercorrerne le tappe.
Nel 1999 i bombardamenti sulla Jugoslavia hanno riportato la guerra, dopo oltre 50 anni, in Europa. Alla guerra ha partecipato il nostro Paese. Sono passati vent’anni e nessuno ha tratto un bilancio di quei giorni. Eppure con quella guerra sono state violate la legalità internazionale e la Costituzione italiana.
Il 20 marzo si sono verificati nel Paese due fatti: il dirottamento di uno scuolabus e la rivendicazione del sequestro dei 178 migranti della Diciotti da parte del ministro dell’interno (assolto e applaudito dal Senato). Fatti ovviamente diversi ma concorrenti nel mostrare gli effetti dell’odio per il diverso o lo straniero.
il Governatore della California ha sospeso, nel suo Stato, la pena di morte e bloccato l’esecuzione di 737 condannati. È una sfida al suo stesso elettorato e un atto di coraggio politico: la dimostrazione che governare significa perseguire valori e non solo cercare il consenso elettorale.
L’ampliamento delle ipotesi di legittima difesa avrà effetti pratici assai limitati nel processo. Perché, dunque, tanto tripudio della destra all’atto della sua approvazione alla Camera? Evidentemente per il suo alto valore simbolico. Perché insegna il ricorso alla violenza, a farsi giustizia da sé, senza scrupoli e senza limiti.
Il XXII congresso di Magistratura democratica, che si è aperto ieri a Latina, evoca nel titolo il ruolo del giudice nell’Europa dei populismi: “dalla parte dei sommersi”. È il grande tema della necessaria saldatura tra diritto e giustizia, oggi di profonda attualità non solo per i magistrati.
Affidare la sorte di un processo penale agli umori della folla non è il migliore viatico per la giustizia. Ma nel voto on line degli elettori Cinque Stelle c’è anche di peggio: quello che si è demandato a un voto popolare manipolato è il principio di eguaglianza.
L’annuncio del segretario di Stato americano, Mike Pompeo, del ritiro degli USA dal trattato INF del 1987 che proibisce le armi nucleari di medio raggio basate a terra è caduto, in Italia, nel disinteresse generale. Brutto segno, ché ciò ci riporta al rischio di una guerra nucleare, magari scatenata per errore…
Secondo il Tribunale dei ministri il trattenimento di 177 migranti sulla nave Diciotti con divieto di sbarcare integra un sequestro di persona. In attesa del giudizio del Senato, il presidente del Consiglio se ne è assunto la “responsabilità politica”. Ciò non cambia la situazione giuridica ma evoca sinistri precedenti…
Celebrare la memoria si riduce a un semplice rito se non se ne traggono lezioni per il presente. Dopo “la notte dei cristalli” del 9 novembre 1938 il pastore tedesco Dietrich Bonhoeffer scrisse: «Solo chi grida per gli ebrei può cantare il gregoriano». Oggi solo chi grida per i migranti può cantare nel giorno della memoria.