Domenico Gallo, magistrato è stato presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013), "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019) e "Il mondo che verrà" (edizioni Delta tre, 2022).
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La cronaca della settimana trascorsa propone episodi di violenze inaudite. Non serve stracciarsi le vesti se non si affronta il vero problema: che educazione stiamo dando attraverso la comunicazione politica, i mass media, le leggi e gli atti amministrativi, orientati alla discriminazione e al disprezzo dei diritti fondamentali?
In un discorso del 1954 Piero Calamandrei disse che il 25 aprile è un giorno in cui non dobbiamo giudicare il passato ma essere giudicati dal Tribunale invisibile della Resistenza. Di fronte a quel tribunale i principali esponenti della nostra politica sono da tempo latitanti. È questo che occorre interrompere e capovolgere.
Nei giorni scorsi, il ministro dell’interno ha ordinato alle forze armate di controllare l’opera di salvataggio in mare della nave “Mare Jonio” e attribuito ai prefetti la possibilità di istituire “zone rosse” nelle città scavalcando i sindaci. È un progetto autoritario che credevamo definitivamente archiviato il 25 aprile 1945.
Il paradosso dell’autonomia regionale “differenziata” di cui si discute nel Paese è il tentativo di demolire la Costituzione alzando il vessillo della sua attuazione. Perché nel disegno costituzionale l’autonomia non può andare disgiunta dai princìpi fondamentali di eguaglianza, libertà e partecipazione democratica.
La NATO ha settant’anni. Nell’onda delle celebrazioni, molti (quasi tutti) dimenticano i condizionamenti che essa ha imposto alla nostra politica estera. Anche in modo occulto. In particolare ciò è accaduto nel 1998 in occasione dell’intervento militare in Kosovo. Interessante ripercorrerne le tappe.
Nel 1999 i bombardamenti sulla Jugoslavia hanno riportato la guerra, dopo oltre 50 anni, in Europa. Alla guerra ha partecipato il nostro Paese. Sono passati vent’anni e nessuno ha tratto un bilancio di quei giorni. Eppure con quella guerra sono state violate la legalità internazionale e la Costituzione italiana.
Il 20 marzo si sono verificati nel Paese due fatti: il dirottamento di uno scuolabus e la rivendicazione del sequestro dei 178 migranti della Diciotti da parte del ministro dell’interno (assolto e applaudito dal Senato). Fatti ovviamente diversi ma concorrenti nel mostrare gli effetti dell’odio per il diverso o lo straniero.
il Governatore della California ha sospeso, nel suo Stato, la pena di morte e bloccato l’esecuzione di 737 condannati. È una sfida al suo stesso elettorato e un atto di coraggio politico: la dimostrazione che governare significa perseguire valori e non solo cercare il consenso elettorale.
L’ampliamento delle ipotesi di legittima difesa avrà effetti pratici assai limitati nel processo. Perché, dunque, tanto tripudio della destra all’atto della sua approvazione alla Camera? Evidentemente per il suo alto valore simbolico. Perché insegna il ricorso alla violenza, a farsi giustizia da sé, senza scrupoli e senza limiti.
Il XXII congresso di Magistratura democratica, che si è aperto ieri a Latina, evoca nel titolo il ruolo del giudice nell’Europa dei populismi: “dalla parte dei sommersi”. È il grande tema della necessaria saldatura tra diritto e giustizia, oggi di profonda attualità non solo per i magistrati.