Domenico Gallo, magistrato è stato presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013), "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019) e "Il mondo che verrà" (edizioni Delta tre, 2022).
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Un nuovo Governo deve ripristinare i meccanismi feriti della democrazia costituzionale. Ma prima ancora deve occuparsi della “nuda vita”. Con i suoi ultimi vagiti, il Governo in carica ha vietato l’ingresso nelle acque territoriale della nave Mare Jonio con il suo carico di naufraghi. Qui deve esserci il primo segnale di discontinuità.
Le Camere sono elette per cinque anni e prima di scioglierle occorre verificare che non ci siano alternative. Certo, dopo 14 mesi in cui si sono alimentati rancore e frammentazione, non è facile costruire una nuova maggioranza. Ma esiste anche la possibilità di un “governo di decantazione” che ripristini le condizioni di agibilità democratica.
C’è nel Paese il rischio elevato di un regime autoritario, eversivo dei fondamenti della democrazia, destinato ‒ se non contrastato subito – a durare nel tempo. Questo disegno deve essere contrastato da tutte le forze che hanno a cuore la Repubblica costituzionale con un governo politico, democratico, costituzionale e di legislatura.
Impedire il salvataggio in mare, come fa il decreto sicurezza bis, ha un effetto evidente: la morte, programmata e imposta come metodo di controllo dei flussi migratori. Si tratta di una vera e propria legge razziale perché esclude dal godimento dei diritti fondamentali alcune categorie di persone individuate di fatto sulla base della razza.
Punire i marinai o i giudici? o entrambi? Questo il dilemma del nostro presidente del consiglio “ombra” che, fino a due giorni fa, ha nuovamente tenuto in sequestro 115 naufraghi salvati da una nave della Guardia Costiera, tentando, contemporaneamente, di far approvare una riforma della giustizia tesa ad addomesticare giudici e giurisdizione.
Il decreto sicurezza bis, approvato dalla Camera in una versione ulteriormente peggiorata rispetto al testo iniziale, non lascia dubbi. La “politica migratoria” della maggioranza gialloverde non riguarda il governo del fenomeno ma mira a istituire dei nemici pubblici da sacrificare sull’altare della rabbia sociale.
Una volta che la politica ha istituito alcuni gruppi sociali come nemici pubblici da perseguitare, l’esperienza del disumano si insinua nei territori della democrazia accecando le coscienze e riesumando gli spettri dell’odio, dell’angoscia, del disprezzo dell’umano. In Texas come a Lampedusa e a Primavalle.
I nostri governanti, mentre suonano la tromba della difesa dei confini della Patria, stanno varando, con la cosiddetta autonomia differenziata, il più ardito progetto di decostruzione dell’unità d’Italia che sia mai stato concepito. Solo la saggezza dei costituenti ci può salvare dalla dissennatezza di questi falsi patrioti.
Dopo la Sea Watch, la Alex, la Alan Kurdi e molte altre ancora. Gli arresti, le minacce, gli insulti del ministro Salvini (e dei suoi complici) non bastano a fermare i salvataggi in mare e la messa in sicurezza dei naufraghi. Lo impongono la Costituzione e le convenzioni internazionali: è questa la vera legalità.
La Sea Watch ha forzato il blocco del Governo italiano ed è ora di fronte al porto di Lampedusa con il suo “carico” di 40 migranti. Carola Rackete, la sua capitana, ha scelto di violare la legge ingiusta, incurante delle gravi sanzioni a cui va incontro. Ha detto: “Signornò”, dando una lezione a tutti. Grazie, capitana coraggiosa!