Domenico Gallo, magistrato è stato presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013), "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019) e "Il mondo che verrà" (edizioni Delta tre, 2022).
Contenuti:
Oggi è il giorno del terzo sciopero globale per il clima. È un fatto positivo senza precedenti in questo inizio di millennio. Tutta la politica – o quasi – applaude ma, per lo più, con una adesione di comodo. Perché non ci si fermi qui è necessario ripensare un progetto di società che non si affidi al pilota automatico dell’economia.
Le miserie della politica italiana (che ha visto nei giorni scorsi la nascita di un nuovo partito personale e altri movimenti a dir poco bizzarri) si accompagnano a una situazione internazionale piena di tensioni nella quale si sovrappongono incerte prospettive, instabilità e guerre in atto con rischi di ulteriore espansione.
Si è insediato, nel nostro Paese, un nuovo Governo. La sua maggior discontinuità, sinora, sta nel linguaggio, che il presidente del Consiglio ha promesso ispirato alla mitezza e al rispetto. È un segnale importante. Ma, per vivere, le parole devono confrontarsi con i fatti: oggi, subito, con la vicenda della nave Ocean Viking e del suo carico di naufraghi.
Il comportamento di chi governa ha sempre una valenza “educativa”. Quello di Salvini ha avvelenato i pozzi della convivenza, creando fratture foriere di disagi e di violenze. Per questo il nuovo Governo deve anzitutto avviare una bonifica del clima culturale e un processo di rialfabetizzazione dei cittadini. Con le parole e con i fatti.
Un nuovo Governo deve ripristinare i meccanismi feriti della democrazia costituzionale. Ma prima ancora deve occuparsi della “nuda vita”. Con i suoi ultimi vagiti, il Governo in carica ha vietato l’ingresso nelle acque territoriale della nave Mare Jonio con il suo carico di naufraghi. Qui deve esserci il primo segnale di discontinuità.
Le Camere sono elette per cinque anni e prima di scioglierle occorre verificare che non ci siano alternative. Certo, dopo 14 mesi in cui si sono alimentati rancore e frammentazione, non è facile costruire una nuova maggioranza. Ma esiste anche la possibilità di un “governo di decantazione” che ripristini le condizioni di agibilità democratica.
C’è nel Paese il rischio elevato di un regime autoritario, eversivo dei fondamenti della democrazia, destinato ‒ se non contrastato subito – a durare nel tempo. Questo disegno deve essere contrastato da tutte le forze che hanno a cuore la Repubblica costituzionale con un governo politico, democratico, costituzionale e di legislatura.
Impedire il salvataggio in mare, come fa il decreto sicurezza bis, ha un effetto evidente: la morte, programmata e imposta come metodo di controllo dei flussi migratori. Si tratta di una vera e propria legge razziale perché esclude dal godimento dei diritti fondamentali alcune categorie di persone individuate di fatto sulla base della razza.
Punire i marinai o i giudici? o entrambi? Questo il dilemma del nostro presidente del consiglio “ombra” che, fino a due giorni fa, ha nuovamente tenuto in sequestro 115 naufraghi salvati da una nave della Guardia Costiera, tentando, contemporaneamente, di far approvare una riforma della giustizia tesa ad addomesticare giudici e giurisdizione.
Il decreto sicurezza bis, approvato dalla Camera in una versione ulteriormente peggiorata rispetto al testo iniziale, non lascia dubbi. La “politica migratoria” della maggioranza gialloverde non riguarda il governo del fenomeno ma mira a istituire dei nemici pubblici da sacrificare sull’altare della rabbia sociale.