Domenico Gallo, magistrato è stato presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013), "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019) e "Il mondo che verrà" (edizioni Delta tre, 2022).
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C’è, nel mondo, un’aria di ancien régime. In Germania la Corte costituzionale dà un duro colpo alla solidarietà europea. In Italia persino l’emersione dalla condizione servile di un esercito di invisibili incontra dure opposizioni. In questo deserto resta il papa di Roma a mettere al centro la dignità della persona e del lavoro.
I giovani di Fridays for Future riprendono la parola e lanciano una campagna per uscire dalla crisi prodotta dall’epidemia. Ci vuole un “ritorno al futuro” con un colossale piano di investimenti pubblici sostenibili che portino benessere e lavoro per tutti. Non possiamo permetterci di tornare al passato. È la nostra ultima occasione.
L’accordo dell’Eurogruppo per far fronte alla drammatica crisi provocata dal Coronavirus è gravemente inadeguato. Occorre un salto di qualità all’insegna di una solidarietà reale e di una lungimiranza politica. Ma sarebbe sbagliato e controproducente abbandonare la speranza e chiudersi in un isolamento nazionalista.
L’attribuzione dei pieni poteri al presidente Orbán in Ungheria non realizza una “democrazia illiberale”. È la riproposizione letterale del metodo del fascismo italiano nel 1925. Forse per questo piace tanto alla destra nostrana di Salvini e Meloni. L’Ungheria è vicina: occorre esserne consapevoli per evitare che il passato ritorni.
Siamo sospesi tra la vita e la morte. Tra un passato a cui non si può tornare, un presente terribile e un futuro che non sappiamo immaginare. E che potrà essere molto peggiore o molto migliore. Se vogliamo sopravvivere la politica deve finalmente ritrovare il suo ruolo di strumento di organizzazione della speranza.
Non era mai accaduto che venissero chiuse tutte le scuole, che venissero chiusi tutti i bar, che venissero chiuse tutte le chiese, che un regime di isolamento simile agli arresti domiciliari venisse imposto a tutta la popolazione italiana. Ciò ci costringe a confrontarci con l’insostenibilità dei miti che ci hanno reso così fragili.
A Lesbo e alla frontiera tra Turchia e Grecia centinaia di migliaia di profughi sono fermati e respinti con filo spinato, bastonate e colpi di fucile. Nell’Europa colpita e ferita dal Coronavirus c’è un’altra epidemia indotta dal virus della disumanità. È un’epidemia che erode nel profondo le nostre strutture politiche e culturali.
L’epidemia da coronavirus insegna qualcosa di generale a tutti. Il virus non ha bisogno del passaporto per varcare le frontiere e ciò mostra che i problemi dell’umanità sono globali: i mali che affliggono un’altra popolazione ci riguardano e, senza un tessuto di solidarietà tra i popoli, prima o poi ci presentano il conto.
Il piano predisposto dal presidente Trump per la “pacificazione” della Palestina non fa che legittimare le violazioni compiute da Israele in oltre cinquant’anni di occupazione militare e di colonizzazione dei territori palestinesi. Stupisce e offende il silenzio complice dell’Unione europea e del nostro Paese.
Autorizzando il processo nei confronti di Salvini per il sequestro di persona dei 131 profughi della nave Gregoretti il Senato ha stabilito il principio che la politica non è onnipotente. È un fatto fondamentale, quali che siano state le motivazioni del voto e comunque vada a finire il processo.