Domenico Gallo, magistrato è stato presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013), "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019) e "Il mondo che verrà" (edizioni Delta tre, 2022).
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Mentre la pandemia ha ripreso la sua corsa, facendosi beffe delle misure di contenimento, nel nostro Paese l’incertezza sul futuro e il balletto sulle misure da adottare si accompagnano a personalismi intollerabili e manca finanche un confronto chiaro ed esplicito sulle strategie per assicurare un diverso modello di sviluppo.
Era il 10 dicembre 1948 quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, promettendo all’umanità l’inizio di una storia nuova. Oggi, 72 anni dopo, quella Dichiarazione è in gran parte inattuata (anche a casa nostra) ma resta la stella polare per la convivenza civile.
Il Patto sulle migrazioni e l’asilo adottato dall’Unione promette un salto di qualità comprensivo dell’impegno al soccorso nel Mediterraneo e alla condivisione di responsabilità di tutti gli Stati membri. Ma la promessa è tradita dalle singole disposizioni che confermano la logica del rifiuto e la costruzione di un’Europa-fortezza.
Il mio ricordo è, certo, il terremoto ma, insieme, la straordinaria solidarietà delle strutture sociali attive nel Paese: un esercito di volontari che invase pacificamente il cratere e stabilì relazioni forti e durature. Poi l’Italia è cambiata sino a diventare irriconoscibile, immersa nei riti di un egoismo individualista e rancoroso.
La foto del piccolo Joseph, di appena sei mesi, morto tra le braccia dei medici dopo il salvataggio in mare, ha rotto per un attimo il silenzio sulla strage dei migranti sulla rotta libica. Ma la strage continua, favorita dal respingimento di massa realizzato dall’Italia e dall’Europa con la delega del controllo dei flussi alla Guardia costiera libica.
L’esito in bilico delle elezioni americane è l’emblema della drammatica ambiguità del tempo che stiamo vivendo. Un tempo di incertezze in cui la vita stessa dell’umanità è soggetta al rischio della rovina sul piano ambientale, sul piano sanitario e su quello politico (non rimosso dall’eventuale sconfitta di misura di Trump).
La seconda enciclica di papa Francesco ha una profonda dimensione politica. Si richiama ai princìpi di libertà, eguaglianza, fraternità proclamati dalla rivoluzione francese ma li specifica mettendo in evidenza che solo la fraternità ne consente uno sviluppo completo e armonico.
Le morti nel Mediterraneo continuano con un ritmo impressionante. Ma le autorità italiane ritirano nelle acque territoriali i mezzi navali in passato utilizzati per il salvataggio e ostacolano in ogni modo l’intervento delle navi delle organizzazioni umanitarie. La cultura del rifiuto e dell’intolleranza sembra vincente.
La riduzione del numero dei parlamentari è stata confermata dall’esito del referendum. Il risentimento sociale ha vinto. Ma presto ci si accorgerà che avere meno rappresentanti non risolve i problemi. Di qui la necessità di una politica che ricostruisca ponti fra la società e il Palazzo secondo il progetto costituzionale.
La Corte penale internazionale istituita nel 1998 è l’unica istituzione di garanzia volta a perseguire i delitti di genocidio e i crimini di guerra e contro l’umanità in caso di inerzia degli Stati. Per questo gli attacchi di Israele e degli Stati Uniti sono gravissimi, esprimendo la logica del potere assoluto che non accetta di essere giudicato.