Domenico Gallo, magistrato è stato presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013), "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019) e "Il mondo che verrà" (edizioni Delta tre, 2022).
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La Terrasanta brucia. Gli sfratti etnici di palestinesi da Gerusalemme, la dura repressione della conseguente protesta e l’irruzione dell’esercito israeliano nella spianata delle moschee hanno dato di nuovo voce alle armi. Prima i razzi di Hamas, poi i bombardamenti di Gaza. Con un ulteriore colpo alle speranze di pace.
Il concerto del primo maggio è un fatto musicale ma anche un evento civile. Bene ha fatto, dunque, Fedez a denunciare l’ostruzionismo contro la legge Zan. Ma non è un bel segnale che siano rimaste in secondo piano le questioni dei migranti morti in mare e dei brevetti sui vaccini.
«È il momento della vergogna» ha suggerito il papa di fronte all’ennesima, terribile strage di migranti nel Mediterraneo. Ma l’Italia e l’Europa si sono limitate a parole di circostanza e ad accusare i trafficanti, tacendo sul mancato invio di navi per soccorrere i migranti in balia delle onde pur nella piena consapevolezza della situazione.
Il presidente Biden annuncia il ritiro, entro l’11 settembre, delle truppe Nato di stanza in Afghanistan. Finalmente, dopo 20 anni di guerra! Ma intanto riparte la corsa agli armamenti, aumenta la tensione con la Russia e si ripropone una nuova guerra fredda fondata su pulsioni nazionalistiche e più incontrollabile della precedente.
La pandemia non sta insegnando nulla. Invece di una cooperazione a tutela delle diverse forme di vita riprende la corsa agli armamenti. Gli Stati Uniti si stanno preparando a installare nel Pacifico e in Europa impianti per il lancio da terra di missili ipersonici, particolarmente veloci e distruttivi. E la Russia non sta a guardare.
La Turchia si è ritirata dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Il gesto, altamente simbolico, è l’ennesima tappa della trasformazione della Turchia in un regime autoritario che calpesta quotidianamente i diritti umani fondamentali.
Biden definisce Putin un killer. Probabilmente, in senso tecnico non ha torto. Ma quando si parla di omicidi politici o di interferenza nelle elezioni altrui, non è certo dal pulpito degli Stati Uniti che si possono impartire lezioni. E tutto fa pensare che, in contrasto con le previsioni, dopo Trump si prepari una nuova guerra fredda.
Questa settimana si è verificato un triste primato. Il nostro Paese ha superato la soglia dei centomila morti a causa della pandemia. Contemporaneamente si susseguono le morti in mare di migranti alla ricerca di un approdo. Nell’uno e nell’altro caso la politica è arbitra fra la vita e la morte. E potrebbe – dovrebbe – fare di più.
1997, Canale d’Otranto. Una corvetta della Marina militare blocca l’accesso alle nostre acque territoriali di una nave albanese, la Kater I Rades, carica di migranti e la sperona. 81 morti. Il comandate della corvetta viene condannato per omicidio colposo. Oggi sarebbe un crimine internazionale. Ma, in Italia, c’è chi si oppone.
La Pre-Trial Chamber ha riconosciuto la competenza della Corte penale internazionale a giudicare i crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Palestina. Il riferimento è ai crimini commessi «da chiunque» ma il premier israeliano Netanyahu è corso subito al riparo, bollando il fatto come «puro antisemitismo». Non è un bel segnale.