Domenico Gallo, magistrato è stato presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013), "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019) e "Il mondo che verrà" (edizioni Delta tre, 2022).
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La temperatura ha raggiunto nel nostro Paese punte di 48,8 gradi e il Sud e le isole bruciano. Lo stesso accade in Grecia, in Algeria, in Turchia. Non sono eventi eccezionali ma lo scenario abituale dei prossimi anni se non si interviene, subito, per abbattere le emissioni di CO2 in atmosfera. Ma i potenti della Terra restano inerti.
Anche quest’anno è venuto il 2 agosto, l’anniversario della strage. E anche quest’anno si sono ripetute le promesse di fare, sul punto, piena luce. Ma delle stragi che hanno insanguinato il Paese sappiamo ormai molto, quasi tutto. Semplicemente, di fronte a queste verità, le istituzioni preferiscono voltarsi dall’altra parte e fingere di non vedere.
Sono passati 70 anni dalla firma della Convenzione Onu sui rifugiati: uno strumento di tutela tanto prezioso quanto insufficiente. Alla fine del 2020, infatti, il numero di persone rifugiate o “sfollate” nei propri Paesi, è arrivato a 82,4 milioni, una cifra più che raddoppiata nell’ultimo decennio. Ma i Paesi ricchi girano gli occhi dall’altra parte.
Cambiano i Governi ma non le politiche. L’Italia incrementa i fondi per la cosiddetta Guardia costiera libica e rafforza l’assistenza tecnica e militare. Il risultato è l’aumento delle violenze e delle morti nel Mediterraneo (886 dall’inizio dell’anno). E salvarsi diventa sempre più un’avventura, come racconta un intenso romanzo autobiografico di Cherif Karamoko.
La Costituzione è chiara. Lo Stato non può impicciarsi del magistero della Chiesa in tema di etica sessuale o di questioni di genere; allo stesso modo la Chiesa non può limitare la libertà di autodeterminazione delle istituzioni della Repubblica. Per questo la nota vaticana sul disegno di legge Zan è stonata e va respinta al mittente.
Concludendo una settimana di incontri europei il presidente Biden, contrapponendosi a Russia e Cina, si è esibito in una celebrazione dei diritti umani e dello Stato di diritto. Parole condivisibili, ma accompagnate da silenzi e omissioni che mostrano come ad essere in gioco non è la causa della libertà ma quella della supremazia.
Sembra ormai certo: Saman è stata uccisa dai suoi parenti perché indisponibile a subirne scelte e imposizioni. Devianze individuali, certo. Ma anche il portato di una cultura che, invece di contaminarsi, si è chiusa in un ghetto che ne ha esaltato gli aspetti più arcaici e maschilisti. Per rompere la spirale ci vogliono interscambio e laicità.
Di nuovo sei referendum sulla giustizia. Proposti, questa volta, da Partito radicale e Lega. Con l’obiettivo di ridurre l’indipendenza di giudici e pubblici ministeri e di indebolire il controllo di legalità. Nella situazione attuale di forte crisi di credibilità della magistratura, il progetto può passare. Ma non sarebbe un bel segnale.
La diversità di diritti e di status giuridico, in Israele, tra ebrei e palestinesi è tecnicamente un apartheid. Per questo il riconoscimento dello Stato palestinese da parte della comunità internazionale non basta. È necessaria l’adozione di sanzioni che inducano Israele a cambiare politica.
Il 15 e il 16 maggio in Cile si è votato per l’Assemblea costituente e per molti consigli comunali. Sull’onda della mobilitazione popolare, ha vinto la sinistra. Per la prima volta Santiago ha una sindaca comunista. L’eredità di Pinochet è archiviata nonostante il tentativo del presidente Pineira di restaurarla con una pesante repressione.