Domenico Gallo, magistrato è stato presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013), "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019) e "Il mondo che verrà" (edizioni Delta tre, 2022).
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Nel recente libro Daeş: viaggio nella banalità del male Sara Montinaro ci conduce per mano ad esplorare il fenomeno più brutale che si è verificato nel nostro secolo e ce ne svela l’organizzazione del potere, le dinamiche interne, le vicende della quotidianità.
Il Summit per la democrazia organizzato dal presidente Biden alimenta la favola dell’Occidente come culla della libertà investito della missione di portare la democrazia nel mondo. Peccato che questa culla di democrazia comprenda, tra gli altri, l’Arabia Saudita e l’Egitto e che costruisca muri all’insegna dello slogan “immigrazione zero”.
La conclusione dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio di Giulio Regeni, che ha indicato precise responsabilità del Governo egiziano, e l’apertura della 26ª Conferenza degli Stati aderenti alla Convenzione sulle armi chimiche, pur tra loro diverse, richiamano entrambe la Comunità internazionale ad agire concretamente contro i delitti di Stato e i crimini di guerra.
La Polonia e l’Europa cercano di arrestare le migrazioni con i muri (virtuali e reali). È singolare che un continente in crisi demografica respinga i bambini accampati al freddo nella foresta bielorussa e si cinga di filo spinato. Una rivolta morale e un’azione politica coerente sono a questo punto irrinunciabili. I profughi devono essere accolti: ne va dell’anima stessa dell’Europa.
Il Consiglio dei ministri ha varato il disegno di legge sulla concorrenza. Il suo nucleo forte è che bisogna consentire al mercato, cioè alle imprese private, di penetrare nel territorio dei servizi pubblici nel quale è difficile espandersi per la presenza dello Stato e dell’impresa pubblica. Come se non ci fosse bisogno di più Stato e meno mercato.
I risultati concreti della conferenza dell’ONU sui cambiamenti climatici in corso a Glasgow sono modesti e serpeggia la delusione: per la genericità degli impegni e per lo scarso coinvolgimento di Paesi fondamentali. Ma sarebbe un errore sottovalutare l’evento. Parole importanti sono state dette e d’ora in poi sulla loro base sarà giudicata ogni scelta politica.
C’è un filo diretto, una sottile linea nera che collega Istanbul a Gerusalemme e a tante altre città del mondo. Alla Polonia e all’Ungheria per restare nella nostra Europa. È la violazione dei diritti umani e la criminalizzazione di chi li difende. Si cancella così il frutto più prezioso della lezione della Storia.
Era il luglio 2018 quando un rimorchiatore italiano operante nel Mediterraneo in appoggio a una piattaforma dell’ENI, raccolti in acque internazionali 101 migranti in difficoltà, li consegnò a una motovedetta libica. Tre anni dopo il Tribunale di Napoli ha condannato il comandante del rimorchiatore per abuso d’ufficio. Anche ai migranti si deve applicare il diritto.
Il clima sociale si sta riscaldano e molti (non solo i fascisti di Forza Nuova) soffiano sul fuoco di un conflitto assurdo e irrazionale. Come nel 1919 il mito della “vittoria mutilata” costituì un volano per l’avvento del fascismo, così oggi il mito della “dittatura sanitaria” può essere un veicolo per il successo di forze politiche che vogliono smantellare le conquiste della democrazia.
Il conflitto israelo-palestinese, pur momentaneamente sopito, continua e non ci sono soluzioni all’orizzonte: non quella di due popoli-due Stati e non quella di uno Stato laico in cui siano assicurati a tutti uguali diritti politici. E le difficoltà sono aumentate dal fatto che Israele è diventato un coacervo di minoranze profondamente diverse, anche sul versante religioso.