Loris Campetti è nato a Macerata nel 1948. Laureato in chimica, già nella seconda metà degli anni Settanta è passato al giornalismo. A “il manifesto” fino al 2012, ha ricoperto tutti i ruoli e si è occupato prevalentemente di lavoro e lotte operaie. Ha scritto molti libri di inchiesta e due mesi fa è stato pubblicato da Manni il suo primo romanzo, “L’arsenale di Svolte di Fiungo”.

Contenuti:

Il 1° maggio che ci attende

Che 1° maggio sarà, quello che ci attende? Se il 25 aprile smette di essere la festa della Liberazione per trasformarsi nella festa della libertà, come da anni pretende la destra, allora il 1° maggio potrebbe diventare la festa neutrale dei lavoratori e dei padroni. Le premesse ci sono tutte. Per contrastare un simile esito bisognerà tornare ai valori su cui è nata la festa del primo maggio: solidarietà, pace e internazionalismo.

I fascisti a volte ritornano, anzi non se ne sono mai andati: il caso di Guido Paglia

La campagna per la fascistizzazione della Rai ha riportato i riflettori sulla figura di Guido Paglia, già socio fondatore di Avanguardia nazionale, collaboratore dei servizi segreti, onnipresente nelle vicende del terrorismo nero. Aveva ragione Umberto Eco: il problema non è che i fascisti a volte ritornano, è che non se ne sono mai andati.

La morte di Barbara Balzerani, la malinconia, la rabbia

La morte di Barbara Balzerani ha riaperto lo scontro politico e culturale sul terrorismo, provocando, da un lato, attacchi forsennati della destra alle lotte e conquiste degli anni ‘70 e, dall’altro, post che esaltano la coerenza delle scelte brigatiste della “compagna Luna”. Senza cogliere, da entrambe le parti, che le battaglie degli anni ‘70 suscitano una legittima malinconia, mentre le azioni delle Brigate rosse meritano solo rabbia.

Arridateci la Fornero!

C’era una volta la riforma delle pensioni, con lacrime, di Elsa Fornero. Oggi, nel paese occidentale in cui si muore di più sul lavoro, l’asticella continua a salire: quota 100, poi 101, poi 102, 103 e ora con il Governo Meloni addirittura quota 104, che vuol dire 63 anni d’età e 41 di contributi. Questa volta senza le lacrime, perché Giorgia Meloni e i suoi ministri sono molto più bravi a far piangere i poveri cristi che a versare lacrime in proprio.

«Una volta in Palestina eravamo fratelli», intervista ad Ali Rashid

Ali Rashid, già rappresentante dei palestinesi in Italia, continua a sognare uno Stato democratico per due popoli e racconta: «Il villaggio delle mie origini, Lifta, era un rifugio sicuro per gli ebrei che scappavano dal fascismo e dal nazismo che li annientava nella tragedia dell’Olocausto e, quando ci torno, penso a mio nonno che andava a Safad in Galilea per comprare un foulard di seta dalla comunità ebraica».

Il pizzo di Stato

Se sei un migrante in arrivo da Tunisia, Costa d’Avorio o altri paesi definiti “sicuri” dal nostro Governo, il tuo futuro, in attesa di avere risposta alla richiesta d’asilo, è in un campo di detenzione, costruito e sorvegliato dall’esercito, dove puoi restare anche 18 mesi. Ma tranquillo: se paghi 4.938 euro puoi restare libero. Ovviamente se te ne vai, metti caso in Germania, perdi tutto e il pizzo viene intascato dallo Stato… È il capitalismo, bellezza.

Il Paese scoppia: la sinistra non può stare a guardare

Gli scenari politici sono inquietanti. Il governo della destra è, sotto tutti i profili, oltre le peggiori previsioni. Che altro si deve aspettare per reagire, forse di abitare tutti in viale Giorgio Almirante? Eppure i segnali che vengono dall’opposizione sono, a dir poco, flebili. Se qualcuno sta ancora aspettando che la situazione precipiti, è bene informarlo: il precipizio è già in corso.

Un Governo che odia i poveri e i lavoratori

Ci si può aspettare, da un Governo che affida il tema del lavoro a Elvira Calderone e Claudio Durigon, la disponibilità a introdurre il salario minimo per legge? Difficile pensarlo anche alla luce delle sue molte scelte politiche contro i lavoratori. Il 70% degli italiani è favorevole alla introduzione della misura, ma poco importa. Della serie: chi se ne frega. È la postdemocrazia, bellezza.

L’autoritarismo e il bellicismo della destra si battono solo con il loro contrario

Meloni e il suo circo, vincenti per grazia ricevuta, percorrono con più arrogante protervia tutte le strade già aperte dal centrosinistra, dalla guerra all’attacco ai diritti dei lavoratori, alla lottizzazione. Invertire la tendenza è difficile ma bisogna provarci. Per farlo, occorre prima di tutto ricostruire un pensiero critico alternativo a quello di una destra oggi egemonizzata dai neofascisti.