Fabio Balocco, nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (in quiescenza), ma la sua passione è, da sempre, la difesa dell’ambiente, in particolare montano. Ha collaborato, tra l’altro, con “La Rivista della Montagna”, “Alp”, “Meridiani Montagne”, “Montagnard”. Ha scritto, tra l'altro, “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino” (Neos Edizioni, 2017); "Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni" (Il Babi editore, 2019); "Per gioco. Voci e numeri del gioco d'azzardo" (Neos Editore, 2019); "Un'Italia che scompare (Il Babi editore, 2022); "Sotto l'acqua. Storie di invasi e di borghi sommersi" (LAReditore, 2024); "Bianco benestante ambientalista" (LAReditore, 2025).. Collabora dal 2011, in qualità di blogger in campo ambientale e sociale, con "Il Fatto Quotidiano".
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Il nuovo articolo 9 della Costituzione tutela il benessere degli animali. Non a Torino dove una vecchia area industriale si trasforma in quartiere modello (per i progettisti), riservando ai cani due aree abbandonate a se stesse, piene di buche, senza alberi e ombra, spesso senza acqua. Vedere per credere. C’è, oggi, di peggio ma essere civili costerebbe letteralmente quattro soldi.
Anche con riferimento al Covid l’informazione, salvo poche eccezioni, mostra la corda. Si continuano a confondere morti “per Covid” e morti “con Covid” e i dati di riferimento sui vaccini restano pressoché esclusivamente quelli forniti dalla case produttrici (tre multinazionali che hanno fatto profitti da capogiro).
Sergio Mattarella sta per concludere il suo mandato e ancora siamo in attesa di un suo discorso impegnativo sull’ambiente. In questi sette anni il presidente ha parlato di tutto, a cominciare dalla centralità della persona umana, ma di ambiente mai, salvo frasi di circostanza. La cosa più triste è che questo silenzio sembra rappresentare l’insensibilità al riguardo di gran parte degli italiani.
Tra gli effetti del Covid-19 c’è anche un ulteriore scadimento dell’informazione (che già non versava in buono stato). Ormai passano solo certe notizie e manca totalmente la critica. I media sono totalmente asserviti al potere e i giornalisti, se vogliono conservare il posto di lavoro, si trasformano in valletti accondiscendenti.
Va bene preoccuparsi per le disuguaglianze, per le derive autoritarie, per i migranti ma, a monte di tutto, ci sta il nostro adagiarci su uno stile di vita incompatibile con l’orbe terracqueo. Detto in parole povere, a monte di tutti i problemi c’è uno stile di vita che depreda, che inquina, che costringe a migrare, e di ciò siamo tutti totalmente partecipi: vittime e carnefici.
Ken Loach, il regista che ha scritto con intensa partecipazione l’epopea dei perdenti della nostra società, è stato espulso dal Partito Laburista britannico, nella purga che ha colpito i sostenitori di Jeremy Corbyn. È un segno dei tempi, una manifestazione del suicidio di una sinistra sempre più simile alla destra e attestata sulle posizioni dei signori dell’economia capitalistica.
Le nostre regioni si fanno belle con immagini di una natura integra che non c’è più. Intanto manca ogni prevenzione di incendi e devastazioni e la cementificazione dilaga. È il caso della Sicilia e della Sardegna. La legge della pubblicità, mostrare solo quel che fa comodo, ha totalmente contagiato anche il pubblico.
Da anni, ormai, la retorica del lavoro ha sostituito il lavoro, invocato da tutti, specialmente dalle alte cariche dello Stato, ma sempre più raro, evanescente, poco tutelato. Più illuminante di molte analisi e di molti numeri è l’esperienza di un giovane italiano, un laureato, uno dei tanti, dei tantissimi, raccontata in questa intervista.
«Credo che nessuno sia così folle da pensare che la risposta sia la decrescita». Il ministro per la transizione ecologica Cingolani dimentica due dati fondamentali: primo, la decrescita, volenti o nolenti, dovremo affrontarla e probabilmente con governi come l’attuale sarà tutt’altro che felice; secondo, niente è gratuito a questo mondo.
Mentre dà il via al Giro d’Italia, Torino svende, al prezzo di 6.000 euro l’anno per 60 anni, il proprio motovelodromo (la struttura sportiva più vecchia fra quelle esistenti in Piemonte e unica architettura sportiva superstite dei primi trent’anni del Novecento). Così si tutelano, nella città della Mole, la nostra storia e i beni comuni.