Rocco Artifoni è presidente nazionale dell’Associazione per la riduzione del debito pubblico (ARDeP), referente per la Lombardia dell’Associazione Art. 53, responsabile comunicazione del Coordinamento provinciale di Bergamo di Libera e del Comitato bergamasco per la difesa della Costituzione.
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Cominciamo male. Chiuse le urne già si parla di riforme costituzionali. Nel mirino della destra c’è la figura del presidente della Repubblica, che si vorrebbe eletto direttamente dai cittadini. Senza un rigo di spiegazione e dimenticando che si tratta dell’istituzione che ha meglio funzionato. A dimostrazione che quel che si vuole non è perfezionare ma sovvertire il sistema costituzionale.
La flat tax, lungi dall’essere strumento di uguaglianza come sostiene la destra, avrebbe l’effetto opposto come già avviene con la sua applicazione ai redditi d’impresa, produttiva di grande disparità di trattamento tra lavoratori autonomi e dipendenti. Di più, una sua estensione generalizzata provocherebbe, secondo stime autorevoli, un’insostenibile diminuzione di 58 miliardi di euro delle entrate fiscali dovute.
Il programma di governo del centrodestra è sintetizzabile in sette parole: “aumentare le spese e diminuire le tasse”. Di più, grazie a una sorta di gioco di prestigio, le parole deficit e debito evaporano e scompaiono. Come se il problema non esistesse. Le campagne elettorali sono piene di promesse “disinvolte” ma le favole sono più adatte ai racconti per bambini.
Secondo il direttore dell’Agenzia delle Entrate «sono 19 milioni le persone che hanno debiti con il fisco». L’ammontare complessivo di tutti i debiti da riscuotere (non solo tasse ma anche multe stradali etc.) è di 1.100 miliardi di euro. In media si tratta di oltre 57 mila euro a testa. Ma le medie – si sa – hanno solo valore statistico. In concreto, grazie anche all’evasione, crescono le disuguaglianze.
Chiudendo la convention di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni ha lanciato due messaggi: no alla riforma del catasto e innalzamento delle pensioni minime a 1.000 euro mensili. Ottima la seconda proposta, che dovrebbe essere ripresa da tutti. Ma dove trovare i soldi per realizzarla se non si razionalizza il sistema fiscale: sulla casa e non solo?
Va bene il giorno del ricordo, ma perché non estenderlo anche ai nostri crimini? In Jugoslavia, in Grecia, in Libia… E in Etiopia dove l’aviazione italiana, lanciando veleni dagli aerei, sterminò sistematicamente civili, donne, bambini, armenti e avvelenò persino acque e pascoli perché non fosse risparmiata alcuna creatura vivente.
Una ricerca del Centro Einaudi e di Intesa San Paolo evidenzia che, nel 2021, i risparmi degli italiani sono aumentati di 110 miliardi di euro, mentre i risparmiatori sono diminuiti di 6,5 punti in percentuale. Un errore? No, e nemmeno un paradosso. Solo la riprova, certificata persino da una grande banca, che sono aumentate le disuguaglianze.
Paperon de Paperoni ringrazia. E con lui tutti i contribuenti con redditi di milioni di euro. Con la riforma fiscale in via di approvazione l’aliquota loro riservata, del 43%, è la stessa di chi ha un reddito appena superiore a 50.000 euro. Nel nostro Paese – è proprio il caso di dirlo – il comunismo ha la sua rivincita: naturalmente solo per i ricchi.
Governo e maggioranza hanno raggiunto l’accordo: con i 7 miliardi disponibili si ridurranno le imposte sul reddito. Ma a chi? Ai ceti medi e a coloro che hanno redditi di centinaia di migliaia di euro mentre i poveri, con redditi fino ai 15.000 euro annui, continueranno a pagare la stessa aliquota. È il trionfo della disuguaglianza.
La riduzione del numero dei parlamentari è stata varata con l’assicurazione che sarebbe stata integrata con una legge elettorale proporzionale. Sono passati due anni e nulla è cambiato. È, dunque, pressoché certo che alle prossime elezioni politiche si voterà con il Rosatellum oggi in vigore. E poi ci si sorprende del discredito della politica.