Renzo Guolo, professore di sociologia all’Università di Padova, ha scritto il quarto capitolo di quella che potrebbe essere considerata una storia lunga dell’etnologia francese. Il testo, intitolato Una missione civilizzatrice. Marcel Griaule, l’Etiopia e l’Italia fascista (Maltemi 2024), affronta una piccola parte della vicenda umana e scientifica dell’antropologo francese, noto soprattutto per le sue ricerche sui Dogon del Mali, nel corso della missione Dakar-Gibuti del 1931 organizzata per raccogliere oggetti e conoscenze sulle popolazioni dell’Africa sub Sahariana.
Guolo definisce quella missione il “momento fondativo” dell’etnologia francese sul terreno, una missione che colmava i ritardi di Parigi nei confronti delle altre potenze coloniali. Il testo, come i precedenti molto ben documentato, affronta una vicenda interessante con analisi storiche sul ruolo delle potenze coloniali in Africa e i loro rapporti concorrenziali e conflittuali nella gestione e nella conquista di territori.
Il ruolo dell’antropologo in contesti così intricati non può essere quello dell’osservatore neutrale perché lo sguardo scientifico in quei contesti è sempre disturbato da pesanti ipoteche politiche. Non a caso, l’ingresso della missione Dakar-Gibuti in Abissinia coincide con una delle fasi più intense della politica coloniale dell’Italia fascista, che era divenuta tale dopo la “svolta espansionistica” del 1929. La rete informativa era stata in quel caso fornita dall’ex governatore dell’Eritrea Jacopo Gasparini, che faceva capo al Ministero delle colonie guidato dal quadrumviro Emilio De Bono. Mussolini fomentò il dissenso di alcuni dignitari della regione Amara contro il Negus, che voleva rafforzare il potere centrale limitando quello dei ras locali. La Francia voleva evitare l’allontanamento dell’Italia dallo schieramento uscito vincitore dalla Prima Guerra mondiale. Nel 1935 con il patto Mussolini-Laval si lasciava campo alle richieste di Roma sul versante coloniale e in particolare sull’Etiopia.
Questo era il contesto in cui si trovò ad operare Marcel Griaule, che nella sua missione ottenne l’appoggio di Paul Rivet, antropologo e direttore del Museo di Etnografia di Parigi. Griaule aveva seguito i corsi di Marcel Mauss a Parigi e aveva studiato le lingue locali. Dopo il sostegno parlamentare dell’Assemblea nazionale francese, la missione ottenne ingenti finanziamenti pubblici e rilevanti coperture politiche.
L’incauto tentativo del Barone Raimondo Franchetti, esploratore e agente fascista, di rovesciare il potere centrale etiope rese Griaule sospetto alle autorità di Addis Abeba, anche perché la missione francese era ospite del consolato italiano di Gondar. L’ostilità etiope costrinse Griaule a cercare riparo dal console italiano Raffaele Di Lauro, che era uno dei più convinti sostenitori della sovversione italiana ai danni del Negus.
Nel 1933 Marcel Griaule, per sfuggire alle interferenze sul suo lavoro, riuscì ad essere ricevuto dall’imperatore Heilé Selassié in persona, avendo con lui uno scambio duro, del quale fu testimone lo scrittore antropologo Michel Leiris, membro della missione, che ne diede poi conto sul suo diario.
Dopo avere compreso di essere stato in sostanza “manipolato” dagli italiani, Griaule si schierò a fianco dell’Etiopia contro l’Italia fascista, raccontando sui giornali le tensioni tra Addis Abeba e Roma e denunciando la guerra ideologica del fascismo, che cercava di far passare l’idea di una “missione civilizzatrice” destinata a emancipare le popolazioni locali dai retaggi feudali. Il sostegno agli etiopi da parte dell’antropologo non sarà solo giornalistico, ma anche politico, con un ruolo di consulente del Negus. L’utilizzo dei suoi scritti sulla schiavitù a Gondar, che egli volle pubblicare in nome della libertà di ricerca contro il parere della diplomazia francese, andò però a tutto vantaggio dell’Italia fascista.
Per uscire dal suo senso di colpa e da ogni reticenza di stampo metodologico, Griaule accompagnerà allora l’imperatore in Europa nel 1936 e scriverà il vibrante discorso di denuncia delle responsabilità italiane che egli pronunciò alla Società delle Nazioni il 30 giugno 1936. Questo sarà l’ultimo atto pubblico a favore dell’Etiopia di Griaule, prima di volgere lo sguardo verso altre regioni dell’Africa.
