Franco Cassano e l’inquietudine del pensiero

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«Ancora oggi, a un’età nella quale chi cerca qualcosa dovrebbe averla trovata, l’idea di aver finito di apprendere e di cercare, suona per me come una dichiarazione di resa…. Mi ricorda la morte». Queste parole riassumono la vita e il senso del libro postumo di Franco Cassano, L’inquietudine del pensiero, curato da Pasquale Serra per amorosa concessione della moglie, Luciana De Fazio (Laterza, pp. 52). In esso Cassano parla di ricerca, che non è quella universitaria dettata dalle rigide norme europee e dai burocratici protocolli ministeriali. È la ricerca di un senso della vita che non contempla soste né il sedersi soddisfatti sulle rendite delle proprie posizioni acquisite. Proprio per questo Cassano è stato un personaggio scomodo che non parlava mai per partito preso o per vanità.

Nato ad Ancona aveva vissuto a Bari nel clima, politico e intellettuale, di quella che era chiamata, con umorismo tutto meridionale, l’école barisienne, sorta intorno alle case editrici De Donato e Laterza (De Felice, Vacca, De Giovanni, Barcellona, Chiara Saraceno, Cotturri), che aveva dato vita alla primavera pugliese con le figure di Vendola ed Emiliano. Sulla base della riflessione sui beni comuni, fondò a Bari l’associazione “Città plurale” basata sul ruolo di una cittadinanza attiva. Il libro che lo fece diventare celebre è Il pensiero meridiano (1996); sulla scia di Camus, Cassano restituisce al sud l’antica dignità di soggetto del pensiero, interrompendo la lunga sequenza in cui esso veniva pensato da altri (sottosviluppo, familismo amorale), nel tentativo di riacquistare la forza per pensarsi da sé, per riconquistare con decisione la propria autonomia: non pensare il sud alla luce della modernità ma al contrario pensare la modernità alla luce del sud. Libro che gli creò schiere di allievi e di sinceri ammiratori e, al tempo stesso, molti e feroci avversari che lo accusavano di aristocratismo etico. Dopo quel libro controverso ne vennero altri in perfetta continuità, segnando ogni volta una nuova ripartenza sullo stesso tema e accarezzando quella figura retorica dell’ossimoro a lui tanto cara, come Homo civicus. La ragionevole follia dei beni comuni (2004), Modernizzare stanca (2011), L’umiltà del male (da: il grande inquisitore di Dostoevskij, 2012), Senza il vento della storia. La sinistra nell’era del cambiamento (2014), La contraddizione dentro (2022), solo per citarne alcuni. In particolare il libro, Senza il vento della storia fu molto contestato dalla sinistra, accusata da Cassano dell’incapacità di apprendere dalle situazioni e per la chiusura di fronte ai cambiamenti in corso.

Pasquale Serra, amico di tante conversazioni e lunghe passeggiate con Cassano (in molti a Bari lo ricordano con affetto mentre passeggiava con il suo cane sul lungomare), ci restituisce quest’ultimo libro, L’inquietudine del pensiero, che costituisce una sorta di summa dell’attività di ricerca-pensiero dell’autore tormentato tra il muoversi tra posizioni diverse; come spostare il peso del corpo da una gamba all’altra, dall’impossibilità di fermarsi per dire: fine del viaggio, finora cercavo, ora ho trovato. L’invito di Cassano è di scovare la vita autentica sotto o accanto a quella che comunemente viviamo o cui siamo costretti, camminando, pensando, agendo, lavorando o studiando: con le idee non bisogna essere impazienti, ci avverte, ma amare i preliminari, i lunghi appostamenti, fingendo di essere lì per caso, ovvero guardare il mondo da un’altra angolazione con quelle idee che ci hanno tirato fuori dai cardini, quelle per cui si è pagato un prezzo e non quelle su cui si sta seduti per pigrizia. Questa vita autentica presuppone la lentezza (altra parola cara all’Autore che certamente non va confusa con l’apologia della marginalità): non puoi dipendere troppo dai giornali, venduti e consumati nella velocità; creature che distruggono per definizione la propria copia del giorno prima. All’opposto la velocizzazione del mondo è un processo che, accanto agli effetti positivi, provoca anche grandi disgregazioni sociali, la distruzione-rottamazione di patrimoni d’inestimabile valore, la loro violenta riduzione al passato.

C’è un passo significativo nel libro: quando Pasquale Serra chiede a Cassano in che consiste e quando si è manifestata questa inquietudine. Franco allora ricorda un giorno in sezione (del PCI) quando riuscì a mettere d’accordo tutti. Di quel se stesso afferma che la sua capacità di retorica e argomentativa era andata troppo avanti, non poteva continuare così. In quel momento ci fu la scelta tra due possibilità: sfruttare questa capacità facendola diventare strumento di potere o far ripartire la ricerca in modo radicale, essere libero e cercare altre risposte, non scambiando l’applauso con la verità. Tenere insieme dimensioni incompatibili, come il coraggio dei militanti radicali con l’intelligenza degli studiosi raffinati. Il che spiega le passioni di Franco per il tema delle contraddizioni, dell’ossimoro, del paradosso, da cui nasce l’importanza del doppio movimento: da un lato il rifiuto dell’arroganza dispotica del collettivo, dall’altro il rifiuto della rozzezza di un individualismo seduto sulla propria retorica, predatorio e volgare.

Ma l’inquietudine di Franco non è solo una condizione personale. Pasquale Serra gli chiede se essa non ha a che fare con la crisi del marxismo e con il dissolversi di una storia collettiva. A questa domanda Cassano risponde con una metafora, cercando di mantenere l’equilibrio tra le molte vie di uscita dal vecchio apparato teorico: molti sono usciti dalla cosiddetta crisi dei fondamenti con un atteggiamento espansivo e convesso, io con la convinzione della superiorità del concavo sul suo opposto. Questo atteggiamento è stato forse il più criticato dalla sinistra per il suo “relativismo” che già era stato espresso sia nel Senza il vento della storia. La sinistra all’epoca del cambiamento, sia ne La contraddizione dentro.

Nel primo dei libri citati si legge: secondo l’opinione comune è coerente chi rifiuta di adattarsi opportunisticamente al nuovo e decide di non cambiare. Per chi la pensa in questo modo la coerenza è sinonimo di coraggio e resistenza. Ma c’è anche chi la chiama la virtù degli imbecilli, ossia l’incapacità di apprendere dalle situazioni. Nel secondo leggiamo la frase, in perfetta continuità col primo: nessuna generazione possiede il monopolio della verità e chi vuole provare a capire il mondo che si affaccerà dopo di essa deve imparare ad andare sui propri confini. In proposito Cassano afferma ancora: si usa contrapporre a una gioventù rivoluzionaria una vecchiaia conservatrice, in cui si fronteggiano una giovinezza che, disponendo di un immenso futuro, crede di poter mutare completamente il mondo, e una vecchiaia che, avendolo invece totalmente dietro le spalle, guarda ogni mutamento con apprensione e timore. Per Cassano il marxismo non è soltanto un’analisi dello sviluppo capitalistico; il fronte di questa teoria era da collocare nella correzione dei limiti corporativi dei conflitti, nella capacità di trascenderli ed unificarli, di raccogliere quella spinta per trasformarla e farne qualcosa di più di una somma di ribellioni. In un periodo storico caratterizzato da grandi aspettative, Cassano accettò di essere eletto deputato nelle liste del partito democratico (con lui fu eletto anche Mario Tronti). Dal 2015 al 2018 si spese come parlamentare; esperienza che riteneva necessaria in quel momento ma che fu certo non priva di amarezze.

E qui andiamo al cuore del pensiero di Cassano: il marxismo offriva una risposta vecchia e sostanzialmente industrialista a bisogni nuovi che per essere affrontati richiedevano un altro codice, meno compromesso con l’occidentalizzazione del mondo, meno prigioniero dello sviluppo delle forze produttive. […] Questo non vuol dire che una parte delle analisi che esso proponeva, o dei valori che tutelava, non interessassero più, ma solo che occorresse trasformarli e inserirli all’interno di un altro universo simbolico, capace di dare più risposte ai problemi e alle domande che sorgono all’interno di una forma di vita. Un invito chiaro alla sinistra di prendere atto che i cambiamenti avvenuti dovevano essere letti con strumenti e atteggiamenti nuovi e a non chiudersi a riccio su certezze cristallizzate.

Persona sempre gentile e generosa ha elevato la politica ad argomentazione dialettica delle diverse visioni, senza mai adagiarsi su posizioni prese a priori e rimettendo in discussione ogni verità presunta. Esempio per molto giovani di un insegnamento che sa coniugare politica e vivere quotidiano. Lezione ben presto dimenticata con la scomparsa del suo sostenitore. Ricordo ancora quel momento (era appena uscito il libro), proprio a Bari, quando una collega mi invitò a leggere Pensiero meridiano. Letta la prima pagina sussultai dall’emozione; lo avrei ben presto conosciuto e ancora mi vanto di essere stato suo amico.

Il libro si chiude su una riflessione dell’occidentalismo e della modernità: il problema fondamentale è che la tradizione europea ed occidentale delle libertà è da tempo uscita fuor di misura, è una tradizione che, ribollendo su se stessa, è traboccata violentemente sulle altre. Il fondamentalismo dell’economia è questo traboccare senza misura. Parole quanto mai attuali in questo clima di guerra, di fondamentalismi e vecchi nazionalismi.

Gli autori

Enzo Scandurra

Enzo Scandurra, urbanista, saggista e scrittore; già ordinario di Urbanistica presso Sapienza di Roma, più volte direttore del dipartimento di Architettura e Urbanistica e Coordinatore nazionale del Dottorato in Architettura e Urbanistica, si occupa di problemi legati all’ambiente e alle trasformazioni della città. È autore di numerosi testi, ultimi dei quali: “Muri” (manifestolibri, 2017, con M. Ilardi), “La città dell’accoglienza” (in collaborazione, manifestolibri, 2017), “Splendori e miserie dell’urbanistica” (con I. Agostini), (DeriveApprodi, 2018), “Biosfera. Il luogo che abitiamo” (DeriveApprodi, 2020, con G. Attili e I. Agostini), “Contronarrazioni” (curatela con T. Drago, Castelvecchi, 2021), “La svolta ecologica. Ultima chance per noi e il pianeta” (DeriveApprodi, 2022), “Cambiamento o catastrofe? La specie umana al bivio” (a cura di T. Drago, E. Scandurra, Castelvecchi, 2022), “Roma o dell’insostenibile modernità” (DeriveApprodi, 2024).

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One Comment on “Franco Cassano e l’inquietudine del pensiero”

  1. Non solo una recensione, anche il ricordo di un amico, il ritratto intellettuale di una grande persona , il rammarico della sua assenza .
    Da parte mia, ringrazio Enzo per il bell’articolo grazie al quale ho letto questo piccolo libro, la cui lettura commuove, esalta , emoziona.
    Piccolo, ma grande, ricco , prezioso .

    mozio

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