«Li abbattiamo come vitelli», ovvero la costruzione dell’immaginario delle torture

«Li abbattiamo come vitelli» è una delle frasi utilizzate in chat tra alcuni agenti penitenziari prima del sistematico pestaggio dei detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: una tortura a tutti gli effetti. Ma la tortura non nasce mai dal nulla. Qui affonda le radici nella costruzione dell’immagine del detenuto come “vuoto a perdere”.

Deb Olin Unferth, Capannone n. 8 (Sur, 2021)

La storia del “rapimento” di centomila galline stipate e stremate in uno di quegli allevamenti intensivi che in America vanno tanto per la maggiore è l’originale e intelligente pretesto per mettere in scena un romanzo corale sui vincoli familiari, i desideri di fuga (non solo degli animali), le costrizioni angosciose che la civiltà impone (non solo agli animali).