No al decreto sicurezza! Tutte e tutti in piazza

Fermiamo il decreto sicurezza! Mentre alla Camera inizia l’iter della conversione in legge, nelle piazze si apre una settimana di mobilitazione. La posta in gioco è chiara: siamo di fronte a un’impostazione autoritaria, che tende a trasformare lo Stato sociale in Stato penale e a reprimere il disagio e il dissenso, anche ricorrendo a colpi di mano e alla mortificazione del Parlamento.

Sorvegliare e punire i poveri e i ribelli

Il disegno di legge sicurezza al vaglio del Senato ha un chiaro stampo reazionario. Le sue previsioni (che spaziano dalle occupazioni di case alle manifestazioni, dal carcere ai poteri delle polizie), pur se all’apparenza eterogenee, perseguono un obiettivo comune: realizzare uno Stato autoritario sostituendo il welfare con la repressione, dilatando il carcere, eliminando il dissenso, aumentando i poteri delle polizie.

Il sogno della destra: cancellare il dissenso e il conflitto

Il disegno di legge sicurezza approvato alla Camera è un tentativo organico di sostituire lo Stato sociale con lo Stato penale e di cancellare il conflitto sociale e il suo ruolo di veicolo di cambiamento. Prima ancora che incostituzionale in alcune disposizioni esso è contro il progetto della Costituzione, che impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che si frappongono all’emancipazione personale e sociale.

Punire i poveri e criminalizzare il dissenso

Non viviamo in uno stato di polizia, ma siamo immersi in uno stato diseguale e repressivo che si dilata a dismisura. Ne sono espressione – in parallelo con la soppressione del reddito di cittadinanza, la stretta sui migranti e la mancata adozione di un salario minimo per legge – due proposte di legge in corso di approvazione sulle occupazioni abusive di alloggi altrui e sull’imbrattamento di beni culturali.