Il buio oltre l’orizzonte

La situazione italiana si intreccia con quella internazionale. Noi sosteniamo la controffensiva ucraina che mira a sconfiggere la Russia; quest’ultima fa sapere che, se messa alle strette, userà l’arma nucleare; gli Stati Uniti annunciano che, se ciò accadrà, risponderanno con la stessa moneta; così noi ci troveremo coinvolti in una guerra nucleare. Ma nessuno sembra rendersene conto.

L’Ucraina e i rischi di una guerra nucleare

Le minacce incrociate di una guerra atomica si intensificano. A Putin che, in modo rabbioso e irresponsabile, evoca, in caso di escalation del conflitto, l’uso di armi nucleari, Biden risponde che la risposta americana «sarebbe consequenziale». Così la domanda si fa più pressante: vogliamo proseguire questo macabro gioco o è giunto il momento di dire basta e avviare una soluzione negoziata?

Sanzioni alla Russia, il Vietnam dell’Unione europea

L’invasione russa dell’Ucraina ha avuto come risposta uno tsunami di retorica, una valanga di armi e denaro inviati a Kiev e le sanzioni contro la Russia. Sanzioni assai deboli, peraltro, ché l’Europa ha più bisogno del gas russo di quanto la Russia abbia bisogno della nostra valuta pregiata e il prezzo alle stelle del gas, determinato da meccanismi speculativi, fa sì che la Russia guadagni di più pur vendendo di meno.

Siamo in piena Guerra Grande. Sfida a tre per il primato mondiale

Stati Uniti, Russia e Cina ripropongono a Taiwan e in Ucraina la tradizionale contrapposizione Est-Ovest. Siamo, per usare l’espressione del romano pontefice, nella terza guerra mondiale a pezzi. Con il rischio che diventi la nuova Grande Guerra tout court. Intanto, l’esplosione demografica dell’ex Terzo Mondo rischia di aprire nuovi fronti lungo la faglia Nord-Sud, mentre il resto del mondo siamo noi.

La NATO e la sindrome del dottor Stranamore

Con il summit di Madrid del 29-30 giugno la NATO si è definitivamente trasformata da alleanza politico-militare in gendarme mondiale legittimato all’uso della forza, al di fuori dei vincoli del Patto atlantico e della Carta delle Nazioni Unite. Non solo, ma con l’individuazione di un nemico stabile e irredimibile, ha messo in atto una vera e propria dichiarazione di guerra.

Contro la guerra

«Quanto alle genti che restano a casa, si rallegrano di nuovi eccidi, e allorché apprendono che vi sono molti Giapponesi uccisi, ringraziano qualcuno che essi chiamano Dio. E quelli che si astengono da simili manifestazioni, se tentano di far comprendere agli altri la verità, sono considerati come transfughi, traditori; sono minacciati o ingiuriati dalla folla abbrutita».

Riecco la «guerra giusta» di Michael Walzer

La teoria della “guerra giusta” legittimata da principi morali presupposti universali ha, negli ultimi decenni, giustificato tutto, dall’invasione dell’Iraq alla guerra dei 6 giorni scatenata da Israele. Oggi, paradossalmente, è Putin a cavalcare quei principi, assumendo che l’invasione dell’Ucraina è imposta da un genocidio in atto della popolazione russofona del Donbass.

Piano di pace cercasi

Abbiamo superato il novantesimo giorno di guerra senza che si intravedano soluzioni. L’Italia ha finalmente emesso un vagito presentando la bozza di un piano di pace che, timidamente, affronta le controversie sul tappeto. Le reazioni di tutte le parti sono state negative. Ma non c’è alternativa. Occorre rilanciare, sollecitando Francia e Germania a ripresentare un piano di pace comune. Subito.

La guerra e le metafore a buon mercato

La guerra ha innescato una catena di luoghi comuni e di metafore banalizzanti che, a ben vedere, oltre a fomentare l’invasamento bellico, alimentano la convinzione che l’esito della guerra non possa essere un compromesso ma solo la vittoria di uno dei contendenti. Ma le metafore non devono essere conclusioni in cui infilare la testa come degli struzzi.

Da Gerusalemme a Berlino: una settimana di passione

Il mondo sembra impazzito. Da Gerusalemme a Berlino dove, nel summit dei ministri degli esteri dei paesi della NATO, è stata annunciata la richiesta di adesione di Svezia e Finlandia. Se la richiesta venisse accolta la Russia e la NATO si fronteggerebbero lungo un confine di oltre 1300 chilometri con gravi rischi di una terza guerra mondiale. Per evitare tutto questo basterebbe che un solo leader europeo dicesse: No!