Oggi è una bella giornata!

Oggi è una bella giornata. Una giornata di festa. In 14.461.074 (il 53,7 per cento dei votanti) abbiamo detto che la Costituzione si può cambiare ma non stravolgere. E la riforma costituzionale della giustizia – un attacco alle fondamenta del progetto costituzionale – va nel dimenticatoio. Ha vinto la partecipazione, e il mito della invincibilità della destra si è sgretolato. C’è ancora molta strada da fare ma la direzione è quella giusta.

La “riforma della giustizia”, ovvero la truffa delle etichette

La cosiddetta “riforma della giustizia” approvata nei giorni scorsi dal Senato non ha niente a che far con il sistema giustizia e neppure con la cosiddetta separazione delle carriere (in realtà già realizzata). Essa tende, piuttosto, a depotenziare il controllo di legalità e a trasformare il nostro sistema in una democrazia illiberale sul modello ungherese o turco. Questa è la vera posta in gioco.

Alternanza sì ma senza sparare sulla Costituzione

L’alternanza di governo è coessenziale alla democrazia. Cambiano, dunque, i governi ma, nelle democrazie costituzionali, restano fermi i fondamenti del quadro istituzionale. L’anomalia italiana è il proposito della destra di sfasciare tale quadro agendo lungo tre direttrici: l’introduzione del “presidenzialismo, la “riforma della giustizia” e l’attuazione dell’Autonomia differenziata.