La protesta dell’Iran tra sanzioni e repressione: alla ricerca di un’opposizione organizzata

In Iran l’ondata delle proteste cresce per l’impopolarità della Repubblica islamica e per un’economia lacerata dalle sanzioni e dal tentativo del regime di rispondere con ricette liberiste che aumentano la povertà. La situazione è esplosiva ma manca, all’interno, un’opposizione organizzata e, nella diaspora, un riferimento credibile.

Un Iran libero non conviene a nessun potente

Per le grandi potenze e per quelle circostanti, una monarchia docile o una teocrazia odiata sono preferibili, in Iran, alla nascita di una democrazia, le cui azioni non possono essere previste. Intanto, mentre Reza Pahlavi, erede del deposto scià, invoca interventi esterni, le manifestazioni continuano e molti iraniani auspicano un cambiamento interno, l’unico che può preservare coesione sociale e capacità di ricostruzione.