Processo Open Arms: ai confini del diritto

Il fatto è pacifico, anzi rivendicato. Salvini, da ministro dell’interno, ha impedito lo sbarco di 147 migranti salvati in mare, attentando così alle loro libertà fondamentali. Ugualmente pacifico è che, in un sistema democratico, la discrezionalità politica si ferma di fronte alla lesione di diritti tutelati dalle leggi e dalla Costituzione. Per questo non convince l’assoluzione dei giudici di Palermo, forse intimiditi dagli attacchi della destra.

Il Mediterraneo è una casa comune

«Il Mar Mediterraneo è stato la casa comune di civiltà millenarie … oggi è divenuto la fossa comune di migliaia di giovani…». Sono le prime parole di un manifesto predisposto da Open Arms (e già sottoscritto da diversi comuni spagnoli e italiani) in cui si denunciano le politiche di respingimento dei migranti e viene lanciata la costituzione di un’alleanza tra città solidali.

Il caso Open Arms: il delitto di disobbedienza

Secondo la Procura di Ragusa soccorrere in mare, “senza autorizzazione”, i migranti integra il delitto di violenza privata nei confronti delle autorità italiane (costrette ad accoglierli). Siamo alla trasformazione della disobbedienza in violenza: contro il senso delle parole e lo stesso principio di legalità.

Pietà!

Lo sguardo di Josephine è un atto d’accusa senza appello nei confronti del ministro dell’odio Matteo Salvini, del suo predecessore Marco Minniti, di tutto il governo italiano e di un establishment dell’Europa privo di ogni traccia di umanità e di senso morale. Gridiamolo forte: “Non in nostro nome!”