Dopo la débâcle Biden è davvero intoccabile?

Il confronto con Trump, che Biden aveva voluto per mostrare quanto la sua età non costituisse un problema, è stato un boomerang devastante. Oggi Biden viene dato perdente dai sondaggi in tutti gli Stati chiave e la sua candidatura è apertamente discussa anche dal “New York Times” e da molti donors. Il cambio di cavallo in corsa sarebbe doloroso e dall’esito incerto ma ormai molti lo chiedono in modo esplicito.

G7. La leadership paralizzata dell’Occidente

Il G7 si è appena concluso. Li contempliamo, attoniti, i Sette Grandi del mondo, allineati nella foto ricordo. È a loro – signori nessuno, bottegai di provincia ammessi per cortesia al Rotary – che affidiamo il compito di fermare il precipizio più cupo e terribile? E a Borgo Egnazia chi ha rappresentato i milioni di umili, di sconosciuti itinerari di sofferenza che abitano il mondo?

Usa. Trump è eleggibile: parola della Corte Suprema

Mentre i sondaggi attestano che Biden ha raggiunto il più basso tasso di consenso da che è presidente ed è ampiamente superato nelle preferenze dell’elettorato da Trump, quest’ultimo è graziato dalla Corte Suprema e si districa abilmente tra i processi. Ciò frustra chi immaginava di sconfiggere Trump facendo uso del diritto, ma potrebbe dar fiato a quanti vedono bene la sostituzione di Biden con una diversa candidatura.

La memoria di Biden e una candidatura in dubbio

Secondo il procuratore speciale incaricato di verificare un’ipotesi di reato a suo carico, il presidente Biden non può essere processato perché, a causa delle sue capacità cognitive scemate, non si rendeva conto di quel che faceva. Difficile pensare che, se ciò fosse vero, Biden possa aspirare a un nuovo mandato. È quel che pensano molti democratici che ipotizzano un colpo di scena con un cambio di cavallo in corsa.

L’ombra dei giudici sulle elezioni degli Stati Uniti

Si avvicinano, negli Stati Uniti, le elezioni del 2024 e a breve inizieranno le primarie. Mai come ora il piano politico si intreccia con quello giudiziario. È un intreccio che coinvolge principalmente Donald Trump, pur in vantaggio abissale sugli altri concorrenti alla nomination repubblicana, ma anche Joe Biden rischia di essere trascinato in vicende giudiziarie che possono fargli perdere il sostegno di non pochi elettori.

Il doppio salto mortale di Joe Biden

Nella visita in Israele della settimana scorsa, Biden ha parzialmente smentito la visione dello scontro di civiltà in atto ma 24 ore dopo, nel discorso alla Nazione dallo studio ovale, è tornato sui suoi passi confermando la strategia adottata dopo l’11 settembre e il ruolo degli Stati Uniti come perno dell’ordine mondiale. Senza cogliere la necessità di cambiamento imposta dai fallimenti di questi anni.

La guerra e quell’eterno “fine che giustifica i mezzi”

A luglio il presidente Biden ha autorizzato l’invio in Ucraina di bombe a grappolo, pur messe al bando dall’Onu fin dal 1 agosto 2010. Il dibattito pubblico che ne è seguito ha evocato la vecchia categoria del “fine che giustifica i mezzi”. Ciò aumenta la probabilità che la scelta sia digerita in modo indolore dalla popolazione ma elude la questione (pur cruciale) della congruità dei mezzi rispetto al fine.