Senza respiro – XXI Rapporto sulle condizioni di detenzione

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È uscito ieri il XXI rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, aggiornato al 30 aprile 2025 e articolato su schede separate agevolmente consultabili.

Come ogni anno Antigone offre alla politica, agli studiosi e all’opinione pubblica una fotografia ragionata del carcere. E ogni anno la situazione appare più grave rispetto alla precedente. Nel 2024 e nei primi mesi del 2025 sono aumentate le presenze, sono cresciuti i suicidi e si sono aggravati molti dei problemi cronici del nostro sistema penitenziario. Di qui il titolo di questo rapporto: “senza respiro”.

«Siamo senza respiro! I detenuti sono senza respiro. Gli operatori sono senza respiro. Come forse mai negli ultimi decenni il sistema penitenziario vive una crisi profonda. Nelle cento visite di Antigone abbiamo potuto constatare con i nostri occhi cosa significa un sistema penitenziario in crisi profonda di identità: corpi ammassati in celle chiuse, spazi inadeguati, tensione alle stelle, sofferenza generalizzata, condizioni igieniche e sanitarie inaccettabili, educatori stanchi, poliziotti in difficoltà, direttori provati, medici preoccupati, volontari a mala pena tollerati.

Il sistema penitenziario deve tornare a respirare, altrimenti rischia una pericolosissima implosione.

Oltre a ogni volontà riformatrice, negli ultimi tempi si è smarrito anche un senso comune di appartenenza costituzionale. Non di rado accade che non solo la pratica, ma anche la retorica pubblica, è esplicitamente aggressiva, truce, illegittima.

Di fronte a tutto questo dobbiamo costruire una grande alleanza di tutti coloro che intendano muoversi nel solco dell’articolo 27 della Costituzione, a partire dalle Università, dalle associazioni, dal mondo delle professioni e dai sindacati. Il carcere non va trasformato in una trincea di guerra. Chi usa toni militaerschi o guerrafondai per orientare e gestire la vita carceraria commette un gravissimo atto di insubordinazione costituzionale che renderà durissima la vita degli stessi poliziotti.

É necessario che a partire dal linguaggio si ridefinisca un senso comune della pena e quanto meno non si metta mai in discussione la necessità di tutelare sempre la dignità di tutte le persone private della libertà. Le parole forti di Papa Francesco per una pena mite e mai disumana, nonché il suo discorso contro i mercanti della paura, speriamo restino un monito per tutti. Non è stato ascoltato in vita. Speriamo lo sia dopo la sua morte».

Qui in link al Rapporto

Gli autori

Antigone

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