L’effervescenza del quotidiano. “I segreti di tutti” di Benedetto Saraceno

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Benedetto Saraceno è stato di professione psichiatra, avverso all’istituzionalizzazione del disagio mentale, con un curriculum internazionale nel campo che lo ha visto attivo soprattutto in America Latina nella promozione di modelli di assistenza rispettosi dei diritti umani dei pazienti. Per undici anni è stato direttore del Dipartimento di salute mentale dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) di Ginevra ed è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health.

Sulla scia dei “medici scrittori” (Cechov docet) all’attività professionale da qualche anno affianca una pregevole attività letteraria. Il “giallo” Le lingue della paura, il romanzo Pietà per ognuno, i racconti de La fine della felicità e di Inchiostro indelebile sono solo alcuni titoli di una produzione ora coronata da I segreti di tutti appena pubblicati dalla benemerita casa editrice milanese Marcos y Marcos.

Difficile inquadrare le trenta storie qui raccontate dall’autore. Apparentemente sono vicende semplici, di vita quotidiana, di gente comune, con avventure e disavventure in cui ci si può riconoscere e azzeccatissimo è il titolo del libro: ognuno di noi, infatti, potrebbe essere il protagonista o comunque un personaggio di queste pagine, il cui fascino consiste proprio nella percezione del non detto, nella discrezione con cui si intrecciano le azioni, gli affetti, le (poche) virtù, le (tante) debolezze di questi protagonisti di vicende solo apparentemente banali. Con sensibilità, quasi con tenerezza, comunque con partecipazione per i suoi personaggi, Saraceno svela e racconta la quotidianità, meglio, i risvolti della quotidianità, la sua apparente banalità che copre l’effervescenza delle vite di tutti: dentro l’ordinario sfrigola sempre lo straordinario. E fa “parlare” ciò che racconta.

Si citava Cechov all’inizio, ma il riferimento non è soltanto alla prima professione dello scrittore, si ritrova qui anche l’obiettività di uno sguardo che non edulcora, ma non giudica, la capacità di mescolare pena e sorriso senza nascondere e senza svilire. Una lucida empatia corre per queste pagine e il lettore si riconosce e si sente coinvolto nelle gioie e nei dolori di uomini e donne apparentemente comuni ma ciascuno con una peculiarità irripetibile. Le loro vicende diventano storie particolari, paradigmatiche, schegge di una realtà altrimenti sfuggente. Nel tessuto del quotidiano, della vita di tutti i giorni, Saraceno evidenzia lo scarto, mostra la faglia, il punto di rottura da cui nell’ordinario si insinua lo straordinario, e si fanno evidenti la banalità del male (L’ansia se n’è andata) o le meschine tragedie familiari (Segreti di famiglia) o l’apatica, vuota esistenza che porta il protagonista de La finestra a un ovvio, tranquillo suicidio.

Colpisce, in questo libro, la scrittura piana, discorsiva: tutta in levare, per usare un termine musicale. Si percepisce il piacere del racconto, ma sempre con un’aura di discrezione, come se l’autore svelando le vicende intime o palesi dei suoi personaggi li accompagnasse con una sorta di affetto solidale, rispettandone ambiguità e fragilità. È così che l’ideale interlocutore (tale è il lettore per chi ama raccontare) chiamato ad accostarsi con rispetto e umana complicità a questi segreti personali li percepisce anche come propri, è così che i segreti di ognuno possono diventare appunto i segreti di tutti.

Gli autori

Gianandrea Piccioli

"Una lunghissima esperienza alla guida di marchi storici, prima Garzanti, poi Sansoni, più tardi Rizzoli, ancora Garzanti, a settant’anni è considerato uno dei grandi saggi dell’editoria («Ma che esagerazione, sono solo capitato fra le due sedie: dopo i grandi e prima del marketing»), cresciuto alla Corsia dei Servi, l’eretica libreria milanese che negli anni Sessanta mescolava Bellocchio e padre Turoldo. Passo resistente da montanaro, è abituato a scalare le vette impervie di giganti quali Garboli o Garzanti, Steiner o Fallaci. L’editoria che incarna è molto diversa da quella attuale, «per imparare il mestiere non ti portavano a fare i giochi di ruolo in luoghi esotici». Quasi dieci anni fa la decisione di lasciare, «perché il mondo era cambiato e non riuscivo più a intercettare il mutamento». Oggi il suo sguardo appare molto nitido, nutrito di letture meticolose condotte nel buen retiro di Rhêmes o nel silenzio di Casperia, un borgo medievale nell’alta Sabina. «La crisi dell’editoria è una crisi culturale. Si fanno troppi libri, molti anche interessanti, ma oscurati dalla censura del mercato. E soprattutto le case editrici hanno rinunciato a un progetto, a una visione complessiva che suggerisca un’interpretazione del mondo»" [da https://ilmiolibro.kataweb.it].

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