Chiara Sasso vive e lavora in Val Susa ed è naturalmente impegnata nel Movimento No Tav. Attiva nel mondo dell'ambientalismo, è tra i fondatori del Valsusa Filmfest e fa parte del coordinamento della Rete dei Comuni solidali (Recosol). Presidente della Fondazione "E' Stato il Vento", è autrice di numerosi libri su temi sociali e ambientali tra cui Riace, terra di accoglienza (Edizioni Gruppo Abele, 2012), Trasite, favorite. Grandi storie di piccoli paesi. Riace e gli altri (Carta/Intra Moenia, 2009) e Le mucche non mangiano cemento. Viaggio tra gli ultimi pastori di Valsusa e l'avanzata del calcestruzzo (con Luca Mercalli, SMS, 2004).
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Chi sono i terroristi? “Il movimento No Tav e i suoi aderenti” dichiara, confidando nell’impunità dei potenti, il direttore de “la Repubblica” Maurizio Molinari. Tempo di organizzarsi e poi, da ieri, centinaia di valsusini corrono a comprare la marca da 3,92 euro da apporre sull’atto di querela. Venerdì è il gran giorno: direttore, noi intanto ti quereliamo (e saremo centinaia)!
Due giorni fa Emilio Scalzo non è tornato a casa a Bussoleno. È stato arrestato per strada da quattro volanti della polizia in forza di un mandato di arresto finalizzato all’estradizione in Francia: l’accusa è di aver aggredito un gendarme francese durante una manifestazione in favore di migranti al confine fra Clavière e Monginevro. A questo servono i trattati europei?
Lavorare tutto il giorno in aperta campagna, in piena estate, sotto il sole senza avere a disposizione acqua corrente per bere e lavarsi. Vivere in ghetti, senza diritti. È la condizione di gran parte dei migranti stagionali che lavorano nell’agricoltura. Qua e là si mobilitano alcune realtà locali. Che vale la pena sostenere.
Anche questo 25 aprile è stato, in Val Susa, un giorno di impegno, oltre che di memoria. Prima l’incontro solidale con chi sostiene i migranti su un altro confine, a Trieste; poi un grande corteo no Tav, con le sezioni Anpi della Valle schierate in difesa dei diritti e contro la militarizzazione del territorio. La Resistenza è oggi.
«Quando vedo arrivare delle famiglie nel rifugio di Oulx, il mio pensiero va sempre a noi, a quando siamo partiti lasciando l’Albania». Lavdosh è arrivato in Italia 30 anni fa. Su una nave. Ora la Val Susa è la sua casa e aiuta i migranti che cercano di raggiungere la Francia: «Chi non le ha vissute non può capire tante cose».
A Palmi un incendio doloso ha distrutto l’auto e danneggiato il garage annesso all’abitazione di Enzo Infantino, instancabile animatore di iniziative per la pace, contro la ‘ndrangheta, per i diritti dei migranti e dei più deboli. La risposta di Enzo è stata immediata: «Non mi avete fatto niente». E la reazione è stata corale: Enzo non è solo.
Al presidio dei Mulini, in Clarea, i ragazzi sfuggono alle ruspe e ai poliziotti salendo sui tetti delle baite e sugli alberi. I giovani, tantissimi, venuti su quasi all’improvviso, come funghi, si affiancano ai vecchi, tuttora attivi e determinati, in questa valle alpina per niente pacificata che continua a dire di no a un’opera inutile e assurda.
Il grande portone della storiche Officine Moncensio di Condove in Valsusa si è aperto la sera di venerdì 3 luglio per la proiezione al pubblico del docufilm “Noi siamo i figli della Monce” di Luigi Cantore (la prima di molte che si stanno susseguendo). È stata una grande emozione perché i ricordi tramandati o diretti fanno la storia locale.
Sono passati nove anni da quando, a Chiomonte, migliaia di persone difesero per ore la “Libera Repubblica della Maddalena” dall’aggressione delle forze di polizia. Dopo nove anni la resistenza e la ribellione contro devastazioni e autoritarismo continuano: e accanto ai presidianti con i capelli bianchi ci sono centinaia di ragazzi e ragazze.
Le feste invernali hanno portato con sé, come sempre, curiosità e stranezze. Ma anche fatti di rilievo: in Val Susa la mobilitazione per Nicoletta e gli altri No TAV in carcere (che culminerà nella manifestazione di Torino dell’11 gennaio) e, a Riace, la pacifica invasione delle Sardine. Dunque un buon inizio d’anno.