Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).
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Nonostante la difficile agibilità di molti stadi e il razzismo che contamina il tifo, nel campionato di calcio di serie A gli spettatori aumentano. Si arriva a una media di 30.000 a partita, che sale a 65.000 per l’Inter. Ciò dovrebbe stimolare nuove politiche per uno sport che si sta trasformando in puro investimento economico.
Nel campionato di basket i minuti di presenza dei giocatori stranieri ammontano circa all’85% del totale. I quintetti base di gran parte delle squadre di club sono composti da giocatori straneri mentre anche i migliori talenti italiani siedono in panchina. Difficile, in queste condizioni, pensare a futuri successi della nazionale!
Sull’onda del successo mediatico ai mondiali di calcio lo sport femminile prova a scalare il professionismo. Un emendamento governativo alla legge di bilancio promuove questo passaggio con la previsione di agevolazioni contributive per le società. Ma, oltre a indubbi vantaggi, si affacciano anche i problemi.
L’Agenzia mondiale antidoping ha escluso la Russia dalle Olimpiadi di Tokyo 2020 e di Pechino 2022. La decisione fa seguito alla sospensione del 5 dicembre 2017 e alla mancanza di trasparenza del laboratorio antidoping di Mosca le cui pratiche sono tuttora ritenute fraudolente. È l’ennesimo brutto colpo per lo sport.
Lo sport in generale non gode, in Italia, di ottima salute ma quello giovanile lascia ben sperare per il futuro (almeno per l’Olimpiade del 2024 se non per la prossima): nel tennis, nell’atletica e nel nuoto ma ancor più negli sport di squadra, dal calcio alla pallanuoto, dal basket alla pallavolo (sia maschili che femminili).
Il Qatar è il centro motore dello sport mondiale? Questo sembrano dire la recente ospitalità dei mondiali di atletica 2019 e quella, programmata per il 2022, dei mondiali di calcio. Il tutto con uno stravolgimento delle condizioni climatiche delle gare e delle date di svolgimento delle competizioni nazionali. Sono i soldi, bellezza!
L’andamento del livello sportivo di una nazione si giudica dal livello raggiunto dagli sport di squadra. Al riguardo, nell’approssimarsi delle olimpiadi di Tokyo del 2020, l’Italia batte numerosi colpi a vuoto, nel calcio, come nel volley e nel basket. Specchio degli insoluti problemi di reclutamento del nostro sport.
Lo sport globalizzato obbedisce sempre più al business e al marketing più che a ragioni “olimpiche”. Oggi tocca in Italia alla nazionale di basket che torna, dopo molte occasione perdute, ad affacciarsi ai mondiali cinesi. Subito dopo le convocazioni i suoi “gioielli” che militano della Nba cominciano a sfilarsi.
Il Tour de France mette impietosamente alla luce l’irreversibile decadenza del ciclismo italiano. La competitività degli azzurri (buffo chiamarli così, dato che obbediscono a squadre multinazionali) è ristretta a a due comprimari di classifica: l’eterna promessa Fabio Aru e il campione che fu Vincenzo Nibali.
Con la vittoria contro l’Australia nei mondiali di calcio femminile la rappresentativa azzurra ha guadagnato la prima pagina di quotidiani e riviste e un’inedita attenzione. Ma resta una distanza siderale tra il calcio maschile e quello femminile: a cominciare dalle retribuzioni che, per le donne, sono da dilettanti.