Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).
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Le olimpiadi invernali di Pechino sono alle porte e, nonostante il Covid, nessuno ipotizza rinvii. Quanto alla spedizione azzurra, le possibilità di nuovi successi, dopo quelli dei giochi di Tokyo e degli europei di calcio dell’anno scorso, sono limitate. L’ottimismo che circola nell’ambiente sembra, dunque, esagerato, a meno di sperare nello stellone italico.
Il fatto è risaputo. Le squadre di calcio di serie A spendono molto più di quanto incassano. In un solo anno la situazione debitoria complessiva accumulata è di circa un miliardo di euro. Come uscirne? Semplice. Ricorrendo alle plusvalenze, con calcoli contabili in cui il valore dei giocatori compensa e copre le perdite. Peccato che il valore dei giocatori sia spesso di pura fantasia.
Il 2021 è stato, per il nostro sport, un anno magico. È emersa un’Italia sportivamente caparbia, più avanti rispetto ai progressi civili e politici. Ma non bisogna cullarsi sugli allori. L’auto-considerazione che giustamente ci attribuiamo è in parte minata dalle ambiguità del Coni e delle società sportive militari e da una gestione comunicativa incerta a fronte di rumors e sospetti interessati.
A meno di un mese dal voto la situazione romana è, a dir poco, surreale. I candidati con qualche chance di successo sembrano personaggi di Crozza assai più che potenziali amministratori di una città sempre più disastrata. E il clima che si respira tra la gente è quello della fuga dal voto accompagnata dalla convinzione che Roma sia irredimibile.
Non accadeva dal 1944 che le Olimpiadi avessero una gestazione così travagliata e discussa. Il Covid incombe, i giochi saranno senza spettatori e la possibilità di una interruzione in corso d’opera è quotata nel borsino scommesse londinese. Intanto, mentre gli atleti si preparano, altre nubi si stagliano all’orizzonte.
L’Europeo è ai nastri di partenza e l’Italia guarda alla nazionale di Mancini sperando in nuove “notti magiche”. Ma la retorica e le bandiere tricolori non bastano a nascondere la crisi che sta attraversando il mondo del calcio, tra velleità di Superlega, bilanci fallimentari e appetiti economici smodati dei calciatori più in vista.
È difficile, per un presidente della Juventus, inanellare in una sola stagione insuccessi su tutti i piani (tecnico, organizzativo, politico, giudiziario etc.). Eppure Andrea Agnelli ci è riuscito e ha avviato un imprevedibile ballottaggio con Matteo Renzi per la palma dell’impopolarità. Difficile pensare che resterà ancora a lungo al vertice della società.
Il Cio e gli organizzatori non hanno dubbi: le Olimpiadi 2021 si faranno regolarmente in Giappone tra il 23 luglio e l’8 agosto. Saranno in ogni caso Giochi “mordi e fuggi”, senza pubblico e finanche con l’allestimento di un Covid hotel per gli atleti positivi al tampone. Ne vale la pena? I giapponesi ne dubitano.
I presidenti delle squadre di calcio di serie A sono sempre meno appassionati di sport e sempre più tycoon globalizzati interessati a operazioni finanziarie spregiudicate e remunerative. Così un terzo dei club della massima divisione parlano americano o cinese, dal Milan all’Inter, dalla Roma alla Fiorentina e a molti altri.
In tempo di pandemia gli dei degli stadi sono ancora più lontani e il loro mito si nutre anche di fascinazioni a mezzo stampa. Ma il caso di Ibrahimovic va oltre: tra atteggiamenti da dio in terra e provocazioni sul filo del razzismo approda al Festival di Sanremo. I goal sono importanti ma ancor più valgono scandalo e ascolti!