Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).
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L’Europeo è ai nastri di partenza e l’Italia guarda alla nazionale di Mancini sperando in nuove “notti magiche”. Ma la retorica e le bandiere tricolori non bastano a nascondere la crisi che sta attraversando il mondo del calcio, tra velleità di Superlega, bilanci fallimentari e appetiti economici smodati dei calciatori più in vista.
È difficile, per un presidente della Juventus, inanellare in una sola stagione insuccessi su tutti i piani (tecnico, organizzativo, politico, giudiziario etc.). Eppure Andrea Agnelli ci è riuscito e ha avviato un imprevedibile ballottaggio con Matteo Renzi per la palma dell’impopolarità. Difficile pensare che resterà ancora a lungo al vertice della società.
Il Cio e gli organizzatori non hanno dubbi: le Olimpiadi 2021 si faranno regolarmente in Giappone tra il 23 luglio e l’8 agosto. Saranno in ogni caso Giochi “mordi e fuggi”, senza pubblico e finanche con l’allestimento di un Covid hotel per gli atleti positivi al tampone. Ne vale la pena? I giapponesi ne dubitano.
I presidenti delle squadre di calcio di serie A sono sempre meno appassionati di sport e sempre più tycoon globalizzati interessati a operazioni finanziarie spregiudicate e remunerative. Così un terzo dei club della massima divisione parlano americano o cinese, dal Milan all’Inter, dalla Roma alla Fiorentina e a molti altri.
In tempo di pandemia gli dei degli stadi sono ancora più lontani e il loro mito si nutre anche di fascinazioni a mezzo stampa. Ma il caso di Ibrahimovic va oltre: tra atteggiamenti da dio in terra e provocazioni sul filo del razzismo approda al Festival di Sanremo. I goal sono importanti ma ancor più valgono scandalo e ascolti!
Ci sarà l’Olimpiade del 2021, già rinviata di un anno, pur senza certezze sull’effettiva praticabilità? I dubbi crescono, dati i rischi connessi con la compresenza di migliaia di atleti, ma aspettative e interessi premono e impediscono rinunce anticipate. Ci sono accorgimenti possibili ma ne va del fascino dell’evento. E così si aspetta…
L’età anagrafica per l’addio allo sport si allunga sensibilmente in una lunga eclissi che consente ancora guadagni e popolarità. Ma la parabola dei campioni sensibili al messaggio degli sponsor e del marketing assai più che a quello del corpo rende a volte patetico il tentativo di rimanere sulla cresta dell’onda.
Tra le (eterogenee) frange che “contestano” violentemente le restrizioni governative dettate dal coronavirus non stupisce di trovare il fronte degli ultras, momentaneamente disoccupati per l’inagibilità degli stadi. Da tempo, infatti, è in atto una identificazione tra gruppi di ultras e destra eversiva in cui il tifo calcistico è una semplice copertura.
La forbice di decremento del PIL per l’anno in corso è stimata, per l’Italia, tra il 12 e il 18 per cento. Ma gli ingaggi di calciatori e allenatori del massimo campionato sono complessivamente calati solo del cinque per cento. In altri termini: i protagonisti del calcio sono sempre più ricchi in un mondo sempre più povero.
Giocare a porte chiuse. I club si ribellano ma è la scelta più razionale, e bisogna farsene una ragione. Mancano la cornice, il colore, la vita, ma nei mesi di lockdown l’abitudine al virtuale è quasi diventata l’abito di casa e il mezzo televisivo offre grandi possibilità di guardare e finanche di sentire le urla degli allenatori…