Maurizio Pagliassotti, scrittore, reporter, promotore culturale, ha scritto, per Einaudi, "La guerra invisibile" (2023) e, per Bollati Boringhieri, "Ancora dodici chilometri" (2019), entrambi sul tema delle rotte migratorie di massa. Ha scritto diversi libri anche sulla condizione sociale e politica di Torino, città in cui è nato. Tiene un seminario presso l'Università per stranieri di Siena inerente la rotta dei Balcani.
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Contemporaneamente all’azzeramento del lavoro reale a Mirafiori, gli azionisti di Stellantis hanno fissato in 36,5 milioni di euro l’anno lo stipendio del Ceo Carlos Tavares, con un aumento del 56% rispetto al 2022. Tavares guadagna così 1.200 volte quello che percepisce un suo operaio. Inutile cercare altrove le ragioni della crisi: il capitalismo attuale non è interessato a venire a patti.
Il libro di Alberto Vanolo “La città autistica” solo apparentemente parla di autismo e dimensione urbana. In realtà parla di noi e dei nostri stili di vita in cui dominano il frastuono, le lucine al neon, gli apericena. E si chiede chi sono davvero i pazzi, gli strambi, gli autistici. Il libro non offre ricette. Ma dalla sua lettura si esce con una convinzione: una città a misura di autistico è solo una città auspicabile per tutti.
Percorrendo la rotta dei Balcani ho visto reticolati e muri, squadracce armate, cani aizzati contro disgraziati in fuga, violenze selvagge. E alla fine ho capito: i migranti sono una categoria sperimentale. Dietro di loro si staglia il bersaglio grosso: i poveri, gli esclusi dal grande mercato, i colpevoli del non consumo. Oggi l’Italia è entrata tra i Paesi nazionalisti in prima linea su questo fronte. Ci attendono tempi molto duri.
Rotta dei Balcani: un viaggio di tre mesi nel cuore dell’Europa. Ho visto le baraccopoli dove, affogati nel fango e nella merda dei cani randagi, centinaia di esseri umani mangiano, vivono, dormono, fanno l’amore in mezzo ai topi. Contro di loro è in atto da anni una guerra finanziata con nostri soldi. E una cosa ho capito: loro, per noi, non sono migranti, ma nemici. Non so perché, ma è così.
«Quando scompariranno coloro che oggi hanno più di 85 anni andrà via la generazione testimone delle grandi trasformazioni, che è passata dalla vita come era secoli fa a questo presente. Chi è nato negli anni Venti o Trenta ha visto cambiare il mondo almeno due o tre volte e sta continuando. Ma queste persone nonostante la durezza delle loro vite danno l’idea di essere vissute dentro comunità».
Cosa c’è dietro le pesche pagate, al mercato di Porta Palazzo a Torino, 75 centesimi al chilo? C’è un groviglio di contraddizioni che coinvolgono un modello economico perverso, migranti di diverso “rango”, condizioni di lavoro difficili, a volte sfruttamento e caporali, supplenza di Caritas e volontari e molto altro ancora.
La palla di cristallo in cui vedere il futuro del mondo del lavoro è l’agricoltura. C’è stato un momento in cui si è pensato di aumentare i salari. Ma poi, tutto è passato. Il futuro sarà il conflitto tra gli africani venuti dal Sud e gli italiani licenziati dalle pizzerie della riviera. E per tutti varrà il principio che «si lavora e basta».
Anziani contro operai, operai contro possessori di cani e tutti contro i podisti: è la nuova frontiera della lotta contro il coronavirus. Ieri erano i podisti, ma domani potrebbero essere altri. Magari i vecchi, che già ondeggiano sull’orlo del precipizio. Attenti! Rispettiamo le regole, ma in un’ottica di giustizia nell’eguaglianza.
Armand, pakistano, una laurea, rider. Sera di Natale. Bicicletta. Polpette con patate, poi asiatico, e poi ancora hamburger. Chilometri percorsi, venticinque. Pausa zero. Semafori rossi attraversati e sensi vietati per fare più in fretta. Guadagno totale: venticinque euro meno le tasse. È la catena di montaggio del terzo millennio.
Cifre, testimonianze, analisi in un libro che offre uno spaccato del gioco d’azzardo descrivendo quel grande popolo che gioca, gioca e gioca ancora. Con una interessante e solo apparentemente singolare conclusione: che il gioco d’azzardo prende le forme di una vera e propria tassa sulla debolezza e sulla solitudine.