Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)
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A Firenze si va al ballottaggio. Da una parte la mediocre, incolore figura dell’ex direttore tedesco degli Uffizi con il seguito di piccoli gerarchi, repellenti anche solo a sentirne la voce. Dall’altra l’esponente di un sistema collaudato che di fatto favorisce il ritorno del fascismo, perché fa sembrare la democrazia un fallimento e una truffa. Che fare, dunque? Ci sarà da star male in qualunque modo: sia votando, sia non votando.
Confesso che, questa volta, sono stato tentato dall’astensione. Per senso di rigetto, di inutilità, di resa. Ma anche per la convinzione che la politica, per come la intendo, non abita più nei processi elettorali. Eppure, no: non ci riesco. E allora, alla fine, ho scelto, pur consapevole che le mie sono scelte deboli, cercando le singole persone, non i partiti. Per Firenze e per le europee: non a caso in modo diverso.
Il 2 giugno, invece dell’oscena parata di armi, vorrei vedere una parata di maestri e maestre, di professori e professoresse, infermiere e infermieri, medici del corpo e della mente, artisti e musicisti, studentesse e studenti… Perché è da ciò che resta del prendersi cura, del costruire bellezza, conoscenza e pensiero critico, che può venire il riscatto di cui abbiamo bisogno.
Stampa e politica insorgono e chiamano censura la contestazione di alcune ragazze a una ministra che vuole parlare in adorante silenzio. In questo mondo al contrario di stampo orwelliano il Governo è censurato dai collettivi, i ministri sono vittime degli adolescenti, la contestazione è terrorismo, la manifestazione del pensiero un abuso.
L’Università per Stranieri di Siena ospita la rappresentazione teatrale “Messaggi da Gaza, ora”. I testi, di Hossam al-Madhoun, narrano l’evacuazione forzata, lo sfollamento, i bombardamenti, restituendo l’esperienza del popolo palestinese che affronta non solo una catastrofe umanitaria, ma anche una guerra mediatica che tenta di disumanizzarlo.
Giorno dopo giorno, la matrice fascista del partito di maggioranza e della cultura politica della presidente del Consiglio diventa più chiara. Perché sempre meno dissimulabile, ma anche sempre meno dissimulata. Due libri recenti, di Luca Casarotti e di Gastone Cottino, ce lo segnalano con precisione mettendoci in guardia contro i pericoli che sono alle porte e ricordandoci che il 25 aprile è un giorno di scelte.
Politici e media lo gridano all’unisono: gli “eccessi” studenteschi minano il ruolo dell’università. Ma a mettere in pericolo quel ruolo non sono gli studenti bensì il potere economico e politico. L’università fa il suo mestiere quando alimenta dubbi, ricerca, discute, argomenta: non quando maledice, o interdice. E soprattutto non quando obbedisce ai governi, o peggio quando ne diventa un docile strumento.
Nel 2023, 5.024 soldati russi sono stati processati per diserzione. Dal 2022 al gennaio di quest’anno sono stati aperti procedimenti penali contro 1.082 dissenzienti politici. E, a fianco di chi viene arrestare e processato, sono in molti a praticare una quotidiana resistenza culturale e morale. Un libro recente indaga questa importante area che intercorre fra consenso e rivoluzione, fra silenzio e rivolta.
Dopo il massacro palestinese perpetrato il 7 ottobre scorso e la smisurata rappresaglia israeliana tuttora in corso, le parole della pace sono diventate impronunciabili e sembra impossibile trovare una lingua comune tra israeliani e palestinesi (e non solo). Eppure è necessario, almeno per chi vuole la pace. Un aiuto in questa direzione viene da due recenti e importanti traduzioni, una dall’inglese e una dall’ebraico.
Il 19 febbraio è una giornata di memoria, seppur non istituzionalizzata: quella delle vittime africane della occupazione coloniale italiana, stimate ben sopra le 500.000. Occorre partire da quella strage rimossa per decolonizzare, per sciogliere l’intreccio di potere e conoscenza che fa di ciò che chiamiamo cultura anche un luogo di dominio di alcuni su altri. È questo il compito della scuola e dell’Università.