Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)
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Nella postdemocrazia cara a Donald Trump e a Giorgia Meloni le Università, in quanto luogo di pensiero libero e critico, sono da considerare un nemico. Di qui il loro depotenziamento e la loro privatizzazione. Non basta. Una norma del disegno di legge “sicurezza” introduce una inedita collaborazione degli atenei con i servizi segreti, con invito a concorrere alla schedatura di docenti e studenti “irrequieti”.
Il 2025 si preannuncia difficile, dominato, a livello internazionale, dalla guerra e, a livello italiano, dal fascismo di governo. Occorrerà mettersi di traverso, pacificamente ma irremovibilmente: fino alla disobbedienza civile, fino a farsi arrestare, se necessario. L’augurio è che il 2025 sia l’anno del dissenso, della ribellione, della liberazione.
La prima conseguenza “politica” della nascita del Dio bambino è un eccidio di bambini. I poveri (i pastori) e coloro che coltivano la conoscenza (i magi) non temono per il loro potere: perché non ne hanno. Ma Erode, il potere politico, si sente minacciato e reagisce con violenza inaudita. L’insegnamento è chiaro: non esistono poteri buoni ma solo persone che pur tra errori e sconfitte, cercano di comprendere, accogliere, servire.
È in atto, in Italia, il tentativo di controllare le Università e distruggerne l’autonomia, seguendo il modello ungherese. Le tappe del disegno sono chiare: affamare le università, aumentare il precariato, contrarre l’autonomia, limitare la libertà, indurre le università a fondersi tra loro e a trasformarsi in fondazioni controllate dal capitale privato e dal Governo. Occorre reagire finché siamo in tempo.
Gaza. Due milioni di persone sono chiuse in un sorta di enorme campo di concentramento. Un esercito nemico li assedia, li affama, li uccide ogni giorno. Ma gli artisti chiusi a Gaza continuano a fare arte e fanno uscire le loro opere dall’assedio, affidandole a volontari e alla rete. Per fare una Biennale degli artisti imprigionati, affamati, moribondi. Per raccontare la vita in mezzo alla morte.
Il voto del PD ha appena portato Raffaele Fitto alla vicepresidenza esecutiva del governo dell’Europa. Una mossa suicida, che toglie ogni credibilità agli stentati tentativi di denunciare il carattere eversivo di questa destra: non puoi sostenere che abbiamo i fascisti al governo e poi piazzare il loro candidato ai vertici dell’Unione.
In un dibattito Christian Raimo, scrittore e insegnante, contesta il ministro Valditara paragonandolo alla Morte Nera della saga “Guerre stellari”. Ne segue un procedimento disciplinare che ha come sbocco possibile il licenziamento. Tornano alla mente le parole di Piero Calamandrei: «La libertà è come l’aria: ci s’accorge di quanto vale, quando comincia a mancare»… Ecco, sta cominciando.
Questa volta tocca a me. Ci sono, a Siena, dei richiedenti asilo pakistani accampati per strada. Come Università per stranieri li accogliamo in corsi gratuiti di italiano e in mensa. La loro precarietà, peraltro, perdura e provoca, inevitabilmente, dei problemi che segnalo alle autorità competenti. Ciò non modifica le condizioni dei richiedenti asilo, ma provoca una campagna di stampa in cui divento io il razzista! Così, non a caso, va il mondo…
Tra attacchi all’autonomia dell’università, varo di una legge delega in bianco per la sua riforma, nomina di commissioni presiedute da paladini della dipendenza dal Governo e tagli ai finanziamenti, il disegno della maggioranza è chiaro: stroncare il sistema delle università pubbliche in presenza, facendo spazio alle private telematiche for profit e ridimensionare l’odiata autonomia dei professori, colpevoli di pensiero critico.
Da tempo Firenze è vittima del sovraffollamento turistico. Il fenomeno, non governato o mal governato, espelle i residenti e trasforma la città in una Disneyland del Rinascimento. Il governo cittadino del Pd finge di opporsi, ma lo fa ricorrendo a giochetti contraddittori e viene clamorosamente smentito dal Tar toscano.