Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)
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Come sarebbe stato bello sentire, dal palco di piazza del Popolo, un invito alla diserzione, al rifiuto di morire per la patria. La disobbedienza dei militari, la rivolta di chi dovrebbe fare la guerra e si rifiuta di farlo – presente in ogni conflitto – è la più taciuta delle virtù, il meno celebrato tra gli eroismi. Eppure è la parte migliore della nostra famosa identità occidentale: la sola che, forse, può permetterci di avere un futuro.
Il ceto di governo europeo, incapace in questi anni di qualunque iniziativa di pace, oggi non sa far altro che decidere il riarmo dell’Europa: alimentando così sempre nuovi conflitti e abbattendo ulteriormente lo Stato sociale. Per questo la manifestazione del 15 marzo non servirà a molto, e anzi finirà per assecondare lo scivolamento verso la guerra, se le bandiere europee non saranno affiancate da quelle della pace.
Il partito trasversale del cemento è in piena attività. Dal 2016 è in atto l’erosione dei poteri delle soprintendenze e, intanto, si lavora ai fianchi. L’ultimo attacco è la legge “Salva Milano”, in discussione al Senato, con cui si legittima la trasformazione di interi isolati con la procedura richiesta per la modifica di un appartamento.
“M”, la serie di Sky su Mussolini, è un’impresa culturale preziosa, che fa scendere il fascismo dal piedistallo della storia riportandolo alla sua dimensione reale: a cavallo «tra il delitto e il carnevale, tra il delirio fastoso e la burbanza caporalesca, tra il cieco fanatismo e la cinica ipocrisia». Non è cosa da poco, soprattutto oggi.
Nella postdemocrazia cara a Donald Trump e a Giorgia Meloni le Università, in quanto luogo di pensiero libero e critico, sono da considerare un nemico. Di qui il loro depotenziamento e la loro privatizzazione. Non basta. Una norma del disegno di legge “sicurezza” introduce una inedita collaborazione degli atenei con i servizi segreti, con invito a concorrere alla schedatura di docenti e studenti “irrequieti”.
Il 2025 si preannuncia difficile, dominato, a livello internazionale, dalla guerra e, a livello italiano, dal fascismo di governo. Occorrerà mettersi di traverso, pacificamente ma irremovibilmente: fino alla disobbedienza civile, fino a farsi arrestare, se necessario. L’augurio è che il 2025 sia l’anno del dissenso, della ribellione, della liberazione.
La prima conseguenza “politica” della nascita del Dio bambino è un eccidio di bambini. I poveri (i pastori) e coloro che coltivano la conoscenza (i magi) non temono per il loro potere: perché non ne hanno. Ma Erode, il potere politico, si sente minacciato e reagisce con violenza inaudita. L’insegnamento è chiaro: non esistono poteri buoni ma solo persone che pur tra errori e sconfitte, cercano di comprendere, accogliere, servire.
È in atto, in Italia, il tentativo di controllare le Università e distruggerne l’autonomia, seguendo il modello ungherese. Le tappe del disegno sono chiare: affamare le università, aumentare il precariato, contrarre l’autonomia, limitare la libertà, indurre le università a fondersi tra loro e a trasformarsi in fondazioni controllate dal capitale privato e dal Governo. Occorre reagire finché siamo in tempo.
Gaza. Due milioni di persone sono chiuse in un sorta di enorme campo di concentramento. Un esercito nemico li assedia, li affama, li uccide ogni giorno. Ma gli artisti chiusi a Gaza continuano a fare arte e fanno uscire le loro opere dall’assedio, affidandole a volontari e alla rete. Per fare una Biennale degli artisti imprigionati, affamati, moribondi. Per raccontare la vita in mezzo alla morte.
Il voto del PD ha appena portato Raffaele Fitto alla vicepresidenza esecutiva del governo dell’Europa. Una mossa suicida, che toglie ogni credibilità agli stentati tentativi di denunciare il carattere eversivo di questa destra: non puoi sostenere che abbiamo i fascisti al governo e poi piazzare il loro candidato ai vertici dell’Unione.