Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)
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Il 10 novembre, a Torino, è sceso in piazza l’establishment. La cosiddetta sinistra di governo ha partecipato e applaudito. Ma in un’Italia con 18 milioni di cittadini sulla soglia di povertà una sinistra che riparta dalla piazza dei ricchi e dalle grandi opere inutili non solo non è una sinistra: è anche morta.
Una parte rilevante del “popolo della Costituzione” inizia a pensare che tra il Movimento e la Carta costituzionale ci sia un rapporto simile a quello tra la Sinistra e la giustizia sociale: una bandiera per quando si è all’opposizione, un intralcio da cui liberarsi non appena si arriva al governo.
È imbarazzante il Matteo Renzi che compare a Cannes per parlare di Firenze e di bellezza in compagnia di Flavio Briatore. Ma la compagnia ha il merito di chiarire l’orizzonte di valori condiviso dai due: il primato del denaro, il disprezzo delle regole, il successo personale come obiettivo supremo.
La legislazione sui migranti è in gran parte contro lo spirito e la lettera della Costituzione e contro i diritti umani più elementari. Disobbedire ad essa, essendo disposti a pagarne il prezzo, è un modo generoso e impervio per cambiare lo stato delle cose. Questo ha fatto Mimmo Lucano.
Sappiamo tutti che l’Italia del futuro sarà multietnica e multiculturale, o non sarà. In realtà, lo è sempre stata. Chi lo nega sta solo cercando di mettere a reddito la paura dello straniero sventolando le false bandiere di una identità inventata: senza passato, e senza futuro.
Per il ministro dei beni culturali lo studio della storia dell’arte andrebbe abolito, essendo letteralmente “una pena”. Segue precisazione: era uno scherzo… Anche così la nostra classe dirigente, umiliando chi la storia dell’arte insegna, contribuisce a dilapidare il patrimonio artistico.
La chiesa di San Giuseppe dei Falegnami è l’ennesimo brandello del tessuto del nostro Paese distrutto dalla mancanza di tutela. Per un miracolo del santo falegname oggi si è evitata la strage. Ma basterà ad aprirci gli occhi o resteremo placidamente in attesa del prossimo crollo?
Le domeniche gratuite ai musei erano una trovata pubblicitaria di scarsa utilità in una seria politica culturale. Ma abolirle senza compensarle con interventi di respiro non fermerà certo la deriva in atto. Soprattutto se si continua a pensare ai musei come macchine per far soldi.
Le porte dell’Abbazia di San Miniato al Monte a Firenze, diventate per un giorno d’oro perché sostituite con le coperte termiche dorate in cui vengono avvolti i migranti quando, stremati dalla loro odissea, approdano in terre in cui sperano di trovare pace e lavoro, sollecitano una preghiera da cittadino, da cristiano, da umano.
Per battere la strategia della paura e la sorveglianza sui corpi cui Matteo Salvini ha piegato il discorso della politica, abbiamo bisogno di altre figure, di altre parole, di altri pensieri. Ne abbiamo bisogno ora.