Livio Pepino, già magistrato e presidente di Magistratura democratica, è attualmente presidente di Volere la Luna e del Controsservatorio Valsusa. E', inoltre, portavoce del Coordinamento antifascista torinese. Da tempo studia e cerca di sperimentare, pratiche di democrazia dal basso e in difesa dell’ambiente e della società dai guasti delle grandi opere. Ha scritto, tra l’altro, "Forti con i deboli" (Rizzoli, 2012), "Non solo un treno. La democrazia alla prova della Val Susa" (con Marco Revelli, Edizioni Gruppo Abele, 2012), "Prove di paura. Barbari, marginali, ribelli" (Edizioni Gruppo Abele, 2015) e "Il potere e la ribelle. Creonte o Antigone? Un dialogo" (con Nello Rossi, Edizioni Gruppo Abele, 2019).
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Libro interessante questo “Governare il conflitto” di Xenia Chiaramonte. Per l’analisi accurata dei processi di criminalizzazione del Movimento No TAV, ma anche per la capacità di andar oltre il caso specifico e di individuarne il carattere paradigmatico delle trasformazioni in atto dello Stato e dei suoi apparati.
La strana coppia Chiamparino-Salvini evoca un referendum per ribaltare la “bocciatura” del TAV in sede di analisi costi benefici. È una manovra propagandistica. Nessun timore per l’esito: anche questo referendum sarebbe vinto dai No TAV. Ma non si gioca così con le istituzioni.
Un cittadino su cinque vive in situazione di povertà e le diseguaglianze aumentano a dismisura. Il tutto nel disinteresse della politica che, al di là delle (diverse) parole di circostanza, non si occupa delle condizioni delle persone e si fa un vanto di respingere in mare chi fugge dalla fame. Ci vorrebbe Babbo Natale…
Lo scoop è da premio Pulitzer. Il tunnel di base della Torino-Lione è una realtà e ne sono ormai stati scavati 4,5 chilometri. C’è pure il filmato! Peccato – per “Repubblica” – che l’ottimo filmato non si riferisca al tunnel ma a una galleria geognostica, come conferma la Commissaria europea ai trasporti…
Ci sono voluti quasi nove anni perché qualche barlume di verità cominci a emergere anche in sede giudiziaria sulla morte di Stefano Cucchi. Dopo una lunga sequenza di silenzi, coperture, omertà. Ma altri anni e altre fatiche ci vorranno perché si arrivi a una sentenza definitiva e, soprattutto, a un cambiamento di cultura nelle istituzioni.
Le molte questioni aperte, anche sul versante giudiziario, dall’arresto di Mimmo Lucano rendono opportuno, dopo le prime considerazioni a caldo, un supplemento di riflessione.
L’arresto di Mimmo Lucano, sindaco di Riace, ha dell’incredibile. Lucano viene arrestato per un delitto di solidarietà. Nell’Italia delle mafie, della corruzione e del rifiuto dei migranti, accogliere è una colpa.
L’elezione del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura evidenzia le contraddizioni del rapporto tra una politica insofferente verso gli organi di garanzia e una magistratura restia a fare i conti con se stessa. Non è soffiato il vento di cambiamento…
Se un ministro dell’interno inneggia al ripristino della legalità attraverso espulsioni, carcere e ruspe, un po’ di igiene culturale di parole e concetti si impone. Perché il linguaggio si intreccia con la politica e il consenso. E il richiamo alla legalità può essere un inganno.
Impedire ad ogni costo l’arrivo in Italia di migranti è l’ossessione del ministro dell’interno e del Governo, incuranti delle norme internazionali e di diritto interno in materia. E le istituzioni di garanzia (il capo dello Stato e la magistratura) tacciono. Così – è bene ricordarlo – muore lo Stato di diritto.