Domenico Gallo, magistrato è stato presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013), "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019) e "Il mondo che verrà" (edizioni Delta tre, 2022).

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Gaza e Cisgiordania: la prigione più grande del mondo

Dall’inizio dell’anno, nella sola Cisgiordania, 132 palestinesi sono stati uccisi in scontri con l’esercito israeliano, facendo del 2022 l’anno più sanguinoso dal 2015. È il segnale della totale assenza di prospettive di giustizia e di pacificazione nel Medio Oriente. Un coraggioso libro di Ilan Pappè spiega le ragioni dell’incapacità di qualsiasi governo di risolvere la questione palestinese.

Se le Assemblee parlamentari chiamano alla guerra

Il 23 novembre il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che definisce la Russia «Stato sostenitore del terrorismo e che fa uso di mezzi terroristici». Vero il fatto, ché ogni guerra è una forma di terrorismo alla massima potenza, la risoluzione, mai adottata in casi analoghi, è, in realtà, una forzatura politica perché allontana ogni possibilità di un’intesa di pace (impossibile con uno “Stato terrorista”).

Non ci interessa vincere la guerra, vogliamo vincere la pace

Sabato 5 novembre, a Roma, si è consumato un evento straordinario. Con una partecipazione eccezionale per quantità e qualità. Tantissimi giovani e giovanissimi si sono ritrovati in sintonia con i più anziani, nel “ripudio” della guerra, delle sue logiche, del suo linguaggio. Con un obiettivo esplicito nonostante maldestri tentativi riduzionisti: non ci interessa vincere la guerra, vogliamo vincere la pace!

Ucraina. L’estensione della guerra alla Crimea e il silenzio della comunità internazionale

Dopo otto mesi di guerra non ci sono avvisaglie di tregua. Anzi. Mentre la Russia riprende a bombardare Kiev e le sue infrastrutture elettriche, l’Ucraina colpisce in Crimea, attaccando la flotta russa a Sebastopoli e passando così, a sua volta, dalla resistenza contro l’invasione a una guerra di aggressione. Siamo proprio sicuri che, per fermare la guerra, non debba intervenire la comunità internazionale.

Di nuovo in piazza il popolo della pace

Cessate il fuoco subito, negoziato per la pace, mettiamo al bando tutte le armi nucleari, solidarietà con il popolo ucraino e con le vittime di tutte le guerre: con queste parole d’ordine il popolo della pace ritorna nelle piazze di tutta Italia dal 21 al 23 ottobre e, poi, a Roma il 5 novembre. Di fronte all’inerzia e alla complicità dei governi la parola passa alle donne e agli uomini di buona volontà.

Costruire pace o cimiteri?

La pace in Ucraina è possibile ad alcune condizioni, evidenziate in un documento di 30 ambasciatori italiani: 1) il simmetrico ritiro delle truppe e delle sanzioni; 2) la definizione della neutralità dell’Ucraina sotto tutela dell’ONU; 3) lo svolgimento di referendum gestiti da autorità internazionali nei territori contesi». Ma il Parlamento europeo si muove in senso contrario, verso una “pace dei cimiteri”.

Il buio oltre l’orizzonte

La situazione italiana si intreccia con quella internazionale. Noi sosteniamo la controffensiva ucraina che mira a sconfiggere la Russia; quest’ultima fa sapere che, se messa alle strette, userà l’arma nucleare; gli Stati Uniti annunciano che, se ciò accadrà, risponderanno con la stessa moneta; così noi ci troveremo coinvolti in una guerra nucleare. Ma nessuno sembra rendersene conto.

L’Ucraina e i rischi di una guerra nucleare

Le minacce incrociate di una guerra atomica si intensificano. A Putin che, in modo rabbioso e irresponsabile, evoca, in caso di escalation del conflitto, l’uso di armi nucleari, Biden risponde che la risposta americana «sarebbe consequenziale». Così la domanda si fa più pressante: vogliamo proseguire questo macabro gioco o è giunto il momento di dire basta e avviare una soluzione negoziata?

Alternanza sì ma senza sparare sulla Costituzione

L’alternanza di governo è coessenziale alla democrazia. Cambiano, dunque, i governi ma, nelle democrazie costituzionali, restano fermi i fondamenti del quadro istituzionale. L’anomalia italiana è il proposito della destra di sfasciare tale quadro agendo lungo tre direttrici: l’introduzione del “presidenzialismo, la “riforma della giustizia” e l’attuazione dell’Autonomia differenziata.