Domenico Gallo, magistrato è stato presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013), "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019) e "Il mondo che verrà" (edizioni Delta tre, 2022).
Contenuti:
Il conflitto in Ucraina sta diventando una guerra di posizione. Proseguendo con questo ritmo, ci saranno nei prossimi mesi decine di migliaia di morti e feriti da entrambe le parti. La prima guerra mondiale ha insegnato che in conflitti di questo genere non c’è “vittoria” e che l’unico futuro è liberare l’umanità dall’orrore di tutte le guerre. Ma la coazione a ripetere gli stessi errori sembra insuperabile.
Abbiamo superato il novantesimo giorno di guerra senza che si intravedano soluzioni. L’Italia ha finalmente emesso un vagito presentando la bozza di un piano di pace che, timidamente, affronta le controversie sul tappeto. Le reazioni di tutte le parti sono state negative. Ma non c’è alternativa. Occorre rilanciare, sollecitando Francia e Germania a ripresentare un piano di pace comune. Subito.
Il mondo sembra impazzito. Da Gerusalemme a Berlino dove, nel summit dei ministri degli esteri dei paesi della NATO, è stata annunciata la richiesta di adesione di Svezia e Finlandia. Se la richiesta venisse accolta la Russia e la NATO si fronteggerebbero lungo un confine di oltre 1300 chilometri con gravi rischi di una terza guerra mondiale. Per evitare tutto questo basterebbe che un solo leader europeo dicesse: No!
«La parola d’ordine è una sola: “vincere”! E vinceremo!». L’Italia e l’Europa sembrano aver dimenticato le tragedie innescate da queste esclamazioni e da questa retorica. Così oggi non si parla più di pace per l’Ucraina ma di vittoria. Da tutte le parti. Eppure le guerre finiscono, per lo più, con compromessi. Il punto è la quantità di morti e distruzioni necessarie per arrivare al compromesso.
Il 26 aprile a Ramstein i ministri della difesa di 40 Stati hanno stipulato una sorta di Santa Alleanza dell’Occidente per sconfiggere la Russia e metterla in condizioni di “non nuocere”, costi quel che costi in termini di distruzioni e morti. Con Ramstein siamo di fronte a una svolta della guerra e forse della storia. Ma Santa Alleanza ci porta dritti all’inferno. Per favore niente vittoria, preferiamo la pace!
Mentre la guerra non conosce soste, continua nel nostro Paese la rimozione della memoria. Ne sono segnali univoci gli attacchi scomposti all’ANPI e l’istituzione di una giornata del ricordo all’apparenza dedicata al corpo degli alpini ma in realtà celebrativa del nazionalismo e della guerra. È la distruzione di una storia e di una cultura. Ovviamente per sostituirla con un’altra.
«Impariamolo una volta per tutte: i corpi straziati di Bucha non sono un’eccezione atroce, sono il volto e il corpo della guerra. Questa è il mostro, e quella è la ferocia. Sempre». La guerra, ogni guerra, scatena una vertigine di atrocità. Per questo agli orrori che insanguinano l’Ucraina non si può rispondere con l’estensione della guerra.
La decisione dell’Italia di incrementare le spese militari fino a portarle al 2% del PIL (passando da 25 a 38 miliardi annui) non è un destino o un vincolo imposto da trattati internazionali. È una scelta. Coerente con l’atteggiamento di tutti i governi che si sono susseguiti in epoca repubblicana, abituati, in sede di Consiglio atlantico, a dire sempre e soltanto sì, anzi signorsì!
L’Europa ha bisogno che si ponga fine alla guerra in Ucraina. Gli Stati Uniti hanno interesse a che la guerra continui per isolare la Russia e mantenere l’Europa nella loro sfera d’influenza. La presenza di Biden al Consiglio europeo del 24-25 marzo è un segnale univoco della rinuncia dell’Europa, sempre più schiacciata sulla NATO, ad assumere una soggettività politica autonoma.
In Ucraina, siamo al 23° giorno di guerra. Intanto circola – non è dato sapere con quanto fondamento – una bozza di accordo per il cessate il fuoco, che ha al centro la futura “neutralità” dell’Ucraina. A dimostrazione che questo sfortunato paese è, in realtà, la pedina di un conflitto tra potenze imperiali. Ciononostante cresce, anche in Italia, il partito della guerra e delle armi.