Francesco Pallante è professore ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Torino. Tra i suoi temi di ricerca: il fondamento di validità delle costituzioni, il rapporto tra diritti sociali e vincoli finanziari, l’autonomia regionale. In vista del referendum costituzionale del 2016 ha collaborato con Gustavo Zagrebelsky alla scrittura di "Loro diranno, noi diciamo. Vademecum sulle riforme istituzionali" (Laterza 2016). Da ultimo, ha pubblicato "Contro la democrazia diretta" (Einaudi 2020), "Elogio delle tasse" (Edizioni Gruppo Abele 2021), "Spezzare l'Italia. Le regioni come minaccia all'unità del Paese" (Einaudi 2024) e, con Gustavo Zagrebelsky e Armando Spataro, "Loro dicono, noi diciamo. Su premierato, giustizia e regioni" (Laterza 2024). Collabora con «il manifesto».
Contenuti:
Bisogna conoscere e valutare la correttezza dei provvedimenti assunti per arginare il Coronavirus. Perché quando l’emergenza sarà finita bisognerà fare i conti con le sue conseguenze sociali, ambientali ed economiche, ma anche le sue ricadute giuridiche sono fondamentali.
In situazioni di emergenza occorrono, per definizione, provvedimenti urgenti. Ma proprio l’eccezionalità impone un controllo più attento che mai sull’azione di governo. Azione che, in questi giorni, lascia molto a desiderare in termini di chiarezza, aderenza al dettato costituzionale e razionalità operativa.
Il Consiglio di Stato non ha dubbi: il diritto alla salute non può soccombere alle esigenze di bilancio. Per questo una USSL veneta è stata condannata a risarcire i danni conseguenti al mancato inserimento in un centro diurno di ragazzo disabile al 100%. È, finalmente, una buona notizia.
L’entusiasmo per la vittoria di Bonaccini prescinde dai contenuti. E non tiene conto della questione dell’autonomia differenziata in cui l’Emilia Romagna, con Veneto e Lombardia, è portatrice di un progetto animato da egoismo territorialista che mina solidarietà e unità nazionale.
Il referendum leghista per l’abrogazione della quota proporzionale nel sistema elettorale è di fronte alla Corte costituzionale. L’inammissibilità è evidente: per il suo carattere propositivo e per la non immediata applicabilità della legge di risulta. Una volta, nel 1993, la Corte ha sbandato: oggi è l’occasione per rimediare.
Il leader socialista Sanchez, invece di formare un governo di coalizione, ha voluto andare di nuovo al voto. Così è diminuito il suo partito e ha avuto un grande successo la destra estrema. Ora è costretto a fare con difficoltà quel che avrebbe potuto fare agevolmente prima. Stupidità politica da manuale, ma non isolata…
C’è, oggi, una sola certezza: la vittoria, nelle prossime elezioni, della destra eversiva. Una modifica della legge elettorale in senso maggioritario aggiungerebbe alla vittoria un congruo regalo di seggi, blindando così ogni riforma costituzionale. Eppure il Partito democratico insiste: “Viva il maggioritario!”. Se non è un suicidio, poco ci manca.
Il taglio dei parlamentari anziché favorire l’identificazione tra eletti ed elettori ne acuisce la contrapposizione, svilendo la centralità del parlamento e la funzione rappresentativa. Così, invece di costruire più democrazia, si rafforzare l’oligarchia: paradosso involontario o boicottaggio intenzionale?
In un articolo sul “Corriere della Sera” Davide Casaleggio denuncia i “paradossi” della democrazia rappresentativa e tesse l’elogio della e-democraty. Ma dimentica che democrazia è, anzitutto, confronto, e che prendere decisioni politiche non equivale a comprare un biglietto del treno o a fare un bonifico on-line.
L’intesa tra M5S e Pd non è una soluzione d’emergenza, ma la sola possibile anche dopo le elezioni (l’altra è un governo Salvini). Ma la diffidenza e le spaccature nei due partiti non possono sciogliersi in poche ore. Attenzione, dunque. Le levatrici impazienti e maldestre non preparano niente di buono!