Moreno Biagioni, impegnato dal secolo scorso nel movimento antirazzista, antifascista e pacifista fiorentino, fa parte della Rete Antirazzista, del Comitato "Fermiamo la guerra", della Rete Antifascista di San Jacopino-Puccini-Porta al Prato.
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Quest’anno non avremo, per la festa della Repubblica, sfilate militari. Almeno questa è una cosa positiva. Approfittiamone per riflettere e per programmare, nonostante le difficoltà, un rilancio di mobilitazioni sui grandi temi della Costituzione, oggi più attuali e necessari che mai.
Per uscire in avanti dalla crisi indotta (o meglio, aggravata) dall’epidemia del Coronavirus occorre una inversione radicale di rotta nelle politiche ambientali, economiche e sociali, negli stili di vita, nei comportamenti. Ma devono essere dei cambiamenti veri e non gattopardeschi.
La vicenda del Coronavirus pone alcuni problemi generali: come conciliare la tempestività e l’efficacia delle misure per arginare l’epidemia con il permanere di una vita democratica? e come arginare la tendenza, che rischia di diventare senso comune, a ricorrere a un potere forte e centralizzato per far fronte all’emergenza?
L’Italia è, oggi, l’unico Paese europeo (o quasi) in cui la sinistra non ha alcuna voce sulla scena politica ed è ridotta a un ricordo del passato o a una presenza evanescente. Ricostruirla è, quindi, un obiettivo prioritario: non sarà facile ma è necessario, a partire dal piano culturale e da quello del rapporto con i movimenti.
Una risposta non emergenziale ai bisogni del Paese richiede alcune condizioni: l’incontro e il dialogo tra i movimenti emergenti e un grande piano di difesa e di rilancio del territorio che parta dalle comunità locali e coinvolga nativi e migranti. Utopia? Forse sì, ma necessaria e senza alternative.
Tutti, a sinistra, parlano della necessità di un rinnovamento della politica. Ma come? Forse, in epoca di continue risse e aggressioni, occorre riscoprire la mitezza: una mitezza che non ha nulla a che fare con la soggezione o il cedimento ma che sa individuare nuove modalità e pratiche di gestione del conflitto.
La sinistra in Italia è in una crisi che appare, nei tempi brevi, quasi irreversibile. Dal “sole dell’avvenire” alla nebbia fitta del presente. Il primo passo dovrebbe essere capire cosa è successo negli ultimi anni. Cosa si è mosso, si muove, e soprattutto che cosa di altro si può muovere, a partire da quali bisogni e desideri.
Dieci anni fa ci ha lasciati Ivan Della Mea, un uomo libero che aveva davvero come patria gli ultimi e il mondo intero. Naturalmente, se non se ne fosse andato prima del tempo, sarebbe oggi in prima linea a contrastare la disumanità e il razzismo. Ma lo è comunque con le canzoni e gli scritti che ci ha lasciato.
La situazione odierna del Paese è drammatica. Ma ci sono anche esperienze, iniziative, gruppi, persone che mettono in campo parole e fatti in contrasto con il pensiero dominante (e che agiscono in direzione di quella Utopia scomparsa dalla politica “politicante”). Da lì occorre ripartire.
L’attuale involuzione della politica impone a quel che resta della sinistra (organizzazioni e movimenti) un dibattito franco volto a mettere in discussione il postulato che soltanto con la forza fisica, con un po’ di violenza, si ottengono risultati.