Moreno Biagioni, impegnato dal secolo scorso nel movimento antirazzista, antifascista e pacifista fiorentino, fa parte della Rete Antirazzista, del Comitato "Fermiamo la guerra", della Rete Antifascista di San Jacopino-Puccini-Porta al Prato.
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Un altro mondo è possibile. Borja Valero, trentaseienne centrocampista già Real Madrid e Fiorentina, lascia il calcio professionistico per giocare nel Lebowski, cooperativa sportiva dilettantistica fiorentina. Strabiliante la motivazione: «Perché il Lebowski è un progetto di comunità contro la solitudine che contiene anche un messaggio politico di rottura».
La vitalità della società civile non si è tradotta, in questi anni, in proposta politica da portare in ambito istituzionale. E si è ampliata così la frattura tra la società e istituzioni. In questo quadro si deve operare, anche con una vena di utopia, per costruire un soggetto politico veramente nuovo. È difficile ma necessario.
La consapevolezza è sempre più diffusa. È necessario un nuovo soggetto politico di sinistra. Non un’altra “ammucchiata” elettorale, inutile e improduttiva, ma un soggetto che nasca da un vero processo costituente. Ma intanto? Intanto occorre un’unità d’intenti e di azione intorno a obiettivi concreti e qualificanti.
La crisi dovuta al Coronavirus si intreccia con altre crisi ancor più profonde: quella della democrazia, quella ambientale e quella della partecipazione e dell’agire collettivo. Ma uscirne è possibile: riqualificando la politica a partire da un agire ispirato al principio del «restare umani» e dagli interventi concreti sul territorio.
Il 13 dicembre 2011, a Firenze, l’odio razzista uccise Samb Modou e Diop Mor, senegalesi. A quell’omicidio altri, con la stessa matrice, sono seguiti nel nostro Paese. Il razzismo ha messo radici, alimentato dalla cattiva politica. Bisogna reagire: anche per questo l’abrogazione dei decreti sicurezza è un segnale necessario.
Uscire dalla crisi della politica indotta dal prevalere dell’individualismo e della cultura del profitto non sarà facile. Per farlo occorre porre al centro l’idea della cura: di sé, del prossimo, degli altri e delle altre, vicini/e e lontani/e, dell’ambiente. È il progetto della Società della Cura che scende in piazza il 21 novembre in tutto il Paese.
In un 4 novembre segnato in maniera massiccia dalla pandemia occorre più che mai rilanciare l’iniziativa per «convertire gli arsenali in granai», per porre fine alla produzione e al commercio di armi e per destinare le risorse oggi impiegate in armamenti a interventi sanitari e sociali sempre più indispensabili.
La débacle della sinistra alle elezioni regionali è un fatto. Tutti ripetono il ritornello che occorre un nuovo soggetto politico. Ma quale? Certo non può essere la somma di sigle ormai prive di agganci con le situazioni reali nei territori. Ci vogliono basi nuove, esperienze innovative e energie sociali.
La costruzione di un soggetto nuovo e credibile a sinistra richiede una ripresa di ragionamenti, di confronti, di esperienze relativi alla democrazia partecipativa. Occorre ripartire dal territorio valorizzando la rete di realtà locali (città, paesi, comuni, frazioni, borghi, quartieri) che fa del nostro Paese “diecimila e una Italia”.
C’è nel Paese una rete ampia e articolata di movimenti e associazioni che fanno riferimento ai valori tradizionali della sinistra ma, da tempo, un fossato la separa dalla politica che produce rappresentanza nelle istituzioni. Colmare quel fossato significa ricostruire una sinistra politica. O, almeno, provarci.