Rocco Artifoni è presidente nazionale dell’Associazione per la riduzione del debito pubblico (ARDeP), referente per la Lombardia dell’Associazione Art. 53, responsabile comunicazione del Coordinamento provinciale di Bergamo di Libera e del Comitato bergamasco per la difesa della Costituzione.
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Se nel 2020 chiudesse il bilancio dello Stato in pareggio l’Italia diventerebbe un Paese affidabile e potrebbe finalmente decidere quante risorse utilizzare per ridurre ulteriormente il debito e quante per migliorare le condizioni del Paese. Non è semplice ma è possibile. Basta trovare 30 miliardi di euro…
Il 24 dicembre 2019 nel sito di Forbes Italia è stata pubblicata la classifica dei 10 miliardari che hanno guadagnato di più negli ultimi 10 anni: «Complessivamente i dieci hanno aggiunto alle loro fortune 555 miliardi di dollari». È solo uno dei dati del calendario delle disuguaglianza di questa fine d’anno.
Il 30 settembre il nostro debito pubblico ha raggiunto la cifra record di 2.393 miliardi di euro. Ma la politica, anziché preoccuparsene, si dà battaglia sul meccanismo che fornisce prestiti ai Paesi in crisi. È come pensare, anziché della solidità di una diga, alle modalità per intervenire quando l’acqua tracimerà.
Forza Italia raccoglie nelle piazze le firme per introdurre in Costituzione un tetto alla tassazione. «Basta con il principio di progressività!», definito “una rapina di Stato”. Detto in altri termini: la disuguaglianza tra i cittadini è un fatto naturale e la leva fiscale non deve essere utilizzata per attenuarla.
L’entità del debito pubblico è tale che è difficile percepirne le variazioni. Ma la revisione al rialzo operata nei giorni scorsi dalla Banca l’Italia è di quelle che non possono sfuggire: 58 e rotti miliardi in più. Dipende da come si conteggiano gli interessi maturati sui buoni postali infruttiferi. Insomma: così è se vi pare.
La proposta avanzata dalla Lega di referendum abrogativo della quota proporzionale del sistema elettorale è, a dir poco, “sospetta”. La Lega, infatti, si è sempre schierata per il proporzionale. Fino a quando non è diventato possibile partito di maggioranza. A dimostrazione della prevalenza dei princìpi…
L’indebitamento delle nostre amministrazioni pubbliche era, al 31 luglio 2019, di 2.410 miliardi di euro corrispondente a un debito di 40 mila euro per ogni cittadino. Per arginarlo si dovrebbe ridurre l’evasione fiscale. Ma il personale preposto ai controlli è passato negli ultimi vent’anni da 36mila a 26mila unita…
Dopo l’introduzione di una sorta di flat tax (con aliquota del 15%) per le partite IVA con ricavi non superiori a 65.000 euro il Governo ne sta ipotizzando una nuova per i redditi incrementali, cioè per gli incrementi di reddito denunciati. Una versione di evidente incostituzionalità e più irrazionale e iniqua della precedente.
Nell’arco di due anni Salvini, sul modo di affrontare il debito pubblico e sulla riduzione delle tasse ha detto tutto e il contrario di tutto. A fronte di ciò torna con insistenza alla mente una frase di Robert L. Stevenson: «La politica è forse l’unica professione per la quale non si ritiene necessaria alcuna preparazione».
Non c’è dubbio che l’Italia ha bisogno di uno “shock fiscale”. Ma il suo segno è opposto a quello della flat tax voluta da Salvini. Quel che occorre è reintrodurre una reale progressività, tassare in modo adeguato i patrimoni mobiliari e le successioni, contrastare l’evasione con misure congrue e non solo a parole.