Rocco Artifoni è presidente nazionale dell’Associazione per la riduzione del debito pubblico (ARDeP), referente per la Lombardia dell’Associazione Art. 53, responsabile comunicazione del Coordinamento provinciale di Bergamo di Libera e del Comitato bergamasco per la difesa della Costituzione.
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Interrogata sull’incertezza dell’esito della proposta di introduzione del “premierato” elettivo, Giorgia Meloni dichiara: «O la va o la spacca». L’intervento di revisione della Costituzione è considerato una scommessa, un azzardo che non ha nulla a che vedere con il bene comune. Mai si era raggiunto un degrado così accentuato del modo di intendere il Patto costituzionale.
Giorgia Meloni “scende in campo” per le elezioni europee cumulando, insieme, quattro inganni: si candida come capolista in ogni circoscrizione a puro titolo di “acchiappavoti”, sottrae tempo ed energie all’attività di governo, indebolisce la componente femminile delle proprie liste, corona l’operazione chiedendo un voto con il solo nome di battesimo così rivelando un delirio populistico da caudillo sudamericano.
Secondo il DEF l’indebitamento delle amministrazioni pubbliche è stato, nel 2023, di quasi 150 miliardi di euro: una cifra enorme, che comporta interessi in continua crescita. Il solo a non accorgersene è il ministro dell’Economia, a cui il Documento fa capo, il quale dichiara che le azioni del Governo ridurranno il rapporto debito/PIL.
Con la riforma fiscale Meloni la situazione di chi ha un reddito inferiore a 15.000 € resta invariata mentre chi ha redditi più alti beneficia di sconti significativi: fino a 260 € annui per i redditi tra 15 e 28.000, di 260 € per tutti i redditi da 28.000 € in su. Ma per il Governo bisogna ridurre ulteriormente l’Irpef sui redditi superiori a 50.000 euro…
«Non penso e non dirò mai che le tasse sono una cosa bellissima, sono bellissime le libere donazioni non i prelievi imposti per legge». Ecco la rivoluzione di Giorgia Meloni: liberare i cittadini dal dovere di concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva e invitarli a farlo spontaneamente. Se credono…
L’8 marzo è, anche, occasione per verificare lo stato della parità di genere. E la verifica non è incoraggiante. Nessun Paese del pianeta ha raggiunto la piena parità. L’Islanda è la nazione con il punteggio migliore (con il 91,2%), ma sopra l’80% di divario ci sono soltanto altri 7 stati: Norvegia, Finlandia, Nuova Zelanda, Svezia, Germania, Nicaragua e Namibia. L’Italia si trova poco sopra la media con il 70,5%.
Questa, in sintesi, la riforma fiscale: se sei povero, non hai sconti fiscali; se hai un reddito basso, risparmi di più quando il tuo reddito si avvicina a quello medio; se hai un reddito medio-alto, hai il risparmio maggiore; se hai un reddito alto, lo sconto diminuisce quando hai maggiori spese: se hai un reddito altissimo, hai lo sconto pieno. La domanda è ineludibile: è incapacità o malafede?
Il ministero dell’Economia segnala che il 68,5 per cento di lavoratori autonomi e imprenditori evade, in misura maggiore o minore, l’imposta sui redditi. E cosa fanno Governo e Parlamento? Introducono un “concordato preventivo”, cioè una proposta dello Stato che, ove accolta, metterà il destinatario al riparo da controlli per due anni. Una pacchia per gli evasori! E un danno ingente per lo Stato (cioè per tutti noi).
L’abuso dei decreti legge è un vizio antico del nostro sistema. Ma il Governo Meloni ha superato ogni limite. Nel suo primo anno di attività i decreti legge sono più del 50% dei provvedimenti normativi. Il Parlamento è totalmente emarginato e nessuna resistenza viene dal Presidente della Repubblica. Ma il Governo propone una modifica costituzionale per rafforzare ulteriormente l’esecutivo.
Il Governo ha varato il progetto di riforma della Costituzione per dar vita alla terza Repubblica. Vengono, tra l’altro, aboliti i senatori a vita di nomina presidenziale. Invece di Bobbio e di Liliana Segre avremo solo tanti cloni di Salvini. Resta da chiedersi come mai, nominati per nominati (ché tali sono di fatto, e dai partiti, gli attuali senatori), non si sia privilegiato, una volta tanto, il merito.