Alfonso Gianni, saggista e studioso di problemi economici, è stato parlamentare e sottosegretario allo Sviluppo economico nel secondo Governo Prodi. È attualmente direttore di "Alternative per il socialismo", rivista fondata da Fausto Bertinotti.
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Neppure le rilevazioni dell’Istat sull’andamento dell’occupazione sono lette in modo omogeneo. Eppure i numeri parlano chiaro. La crisi sta cambiando in peggio la struttura dell’occupazione e del mercato del lavoro: più precarietà e inattività, i giovani a spasso, le donne a casa. Una sintesi sbrigativa, ma almeno non menzognera.
La disastrosa conclusione dell’avventura USA in Afghanistan accelera il processo di transizione egemonica mondiale da ovest verso est. Ciò richiederebbe l’assunzione, da parte dell’Unione europea, di un ruolo autonomo, capace di spezzare il pericoloso bipolarismo USA/Cina. Ma, allo stato, non se ne vede traccia.
C’è in questi ultimi giorni, nel mondo economico e politico, una grande euforia basata sui dati relativi all’andamento dell’economia e persino dell’occupazione. Ma c’è poco da stare allegri. I dati non sono così incoraggianti e l’ottimismo sembra avere il solo scopo di non mettere in difficoltà il Governo Draghi.
Da qualche mese ci sono segnali di una ripresa di iniziativa per un’Europa federale. Ma ad essi non seguono fatti concreti. Anzi. Alla esplicita opposizione dei sovranisti si accompagna la scelta del moderno capitalismo che preferisce affidarsi a élite tecno-oligarchiche piuttosto che a soluzioni democratiche e partecipate.