Sono 26 anni che il Presidente Abdullah Öcalan è prigioniero nell’Isola di Imrali e molte persone non lo ricordano o parlano di lui.
Il 9 ottobre 1998 Öcalan lasciò la Siria e provò a raggiungere la Grecia che aveva promesso di aiutarlo a trovare una soluzione al problema del popolo curdo. Quando arrivò all’aeroporto greco non c’era nessuno… Credendo che l’Unione Sovietica lo avrebbe aiutato andò allora a Mosca dove rimase 33 giorni senza alcuna risposta. In Italia c’era un governo di sinistra e Öcalan decise di chiedere asilo politico anche perché lui ha amato molto la cultura mediterranea e specialmente la lingua italiana (tanto che quando ho letto un suo libro ho deciso di imparare l’italiano). La Turchia protestò contro l’Italia e bloccò i commerci. Molti curdi vennero da diversi paesi d’Europa in Italia per proteggere e per vedere il loro leader e trovarono ospitalità presso il popolo italiano. Ancora parlano dell’ospitalità degli italiani e dicono che il Governo non ha trattato bene il nostro Presidente ma il popolo italiano li ha ospitati. ll Governo di D’Alema subì molte pressioni e non diede asilo a Öcalan, che fu costretto a lasciare il paese. In Africa, a Nairobi fu catturato all’aeroporto da agenti dei servizi segreti turchi che lo trasferirono in Turchia e lo imprigionarono nell’isola di Imrali dove è rinchiuso dal 1999. Da 42 mesi la famiglia non ha sue notizie, non ha potuto fargli visita, non sa se ha problemi di salute, data l’età avanzata (76 anni).
Öcalan ha dedicato tutta la sua vita al progresso dell’umanità, alla liberazione delle donne nel Medio Oriente e nel mondo. Sono sue le parole Jin Jiyan Azadi (Donna Vita Libertà) gridate dalle donne iraniane nelle loro manifestazioni. Anche Sirin Elemhuli, militante curda iraniana condannata alla pena capitale, andando alla morte ha scritto sul muro della prigione le parole Jin Jiyan Azadi. Per Öcalan la libertà delle donne comprende anche la libertà degli uomini. In Rojava le donne hanno combattuto contro i fondamentalisti insieme agli uomini grazie a Öcalan. E ricordiamo che il 13 settembre di due anni fa Jina Emin fu uccisa dalla polizia morale iraniana e ciò ha fatto nascere il grande movimento delle donne iraniane che ancora continua.
Öcalan ha un progetto per risolvere la situazione del Medio Oriente senza creare altri stati nazionali, altri confini: con il confederalismo democratico, con l’accordo dei popoli. Prima in Medio Oriente c’erano diversi popoli e diverse religioni, come in un giardino ci sono diversi fiori; con gli stati nazionali quel territorio è diventato un deserto. Il progetto non può venire da fuori, deve nascere all’interno. Ma l’Europa può dare un aiuto perché ha una tradizione di democrazia e, nel passato, ha avuto il Rinascimento e la Riforma.
Nello scorso luglio 69 vincitori del premio Nobel, tra i quali l’italiano Giorgio Parisi, hanno firmato una petizione, indirizzata, tra gli altri, all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, chiedendo libertà per Öcalan. Nella petizione si legge:
«Scriviamo di nuovo perché, sebbene gli avvocati di Öcalan siano riusciti infine a incontrarlo cinque volte nel 2019, probabilmente a causa degli scioperi della fame e delle pressioni internazionali, si è trattato dei primi incontri di questo tipo dal 2011 e da allora ai suoi avvocati non è più stato permesso di vederlo. […] Il suo ultimo contatto noto con l’esterno è stata una telefonata con suo fratello il 25 marzo 2021. Poiché si opponeva alla riduzione dei suoi diritti di comunicazione e affermava che “la legge dovrebbe essere applicata” e i suoi avvocati dovrebbero poterlo incontrare, la chiamata è stata interrotta. È durata solo due minuti. La preoccupazione dei premi Nobel che hanno firmato questa lettera aperta – e di altri in tutta la comunità internazionale – deriva non solo dal suo isolamento e dalle continue violazioni dei suoi diritti, ma anche dall’apparente mancanza di sforzi significativi da parte degli enti europei qui interpellati così come del Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite. Sebbene i suoi diritti siano garantiti dalla costituzione turca e dalla legislazione nazionale, dagli statuti e dai regolamenti dell’Unione Europea e dal diritto internazionale, nulla di tutto ciò sembra avere importanza. […] Chiediamo a tutti questi organismi di adempiere ai propri obblighi riguardo alla protezione dei diritti di Abdullah Öcalan. Lo stesso presidente Erdoğan ha riconosciuto che l’unica via per raggiungere la pace tra il popolo turco e quello curdo è attraverso il dialogo e la negoziazione con Abdullah Öcalan, come dimostrato durante i colloqui di Oslo (2009-2011) e il processo di Imrali (2013-2015). Sebbene i negoziati non abbiano dato frutti in quel momento, il fatto che abbiano avuto luogo è la chiara dimostrazione che i negoziati sul riconoscimento rappresentano la via da seguire e devono svolgersi con il sig. Öcalan. Chiediamo la sua liberazione da Imrali e la ripresa dei negoziati sospesi. I popoli del mondo vogliono la pace e un futuro sicuro, noi ci uniamo a loro in questo desiderio».
Anche l’Italia dovrebbe impegnarsi per chiedere notizie di Öcalan e la sua liberazione. Lui ha fatto tante cose per l’umanità e adesso noi dobbiamo fare qualcosa per lui.
